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Ombre Rosse n.11-12 - novembre 1975, Savelli
Vincenzo e il mondo
di Giovanni Raboni
(Questo testo per una canzone è stato scritto da Giovanni Raboni in
seguito all'invito rivolto ad alcuni poeti della Mensa bambini
proletari di Napoli per la realizzazione di un disco di canzoni per
bambini, che fosse ovviamente «diverso» da quelli offerti in commercio
dall'industria discrografica. "Vincenzo e il mondo" è stata musicata da
Alceste Campanile; alcuni suoi compagni stanno ricostruendone le note,
che Alceste non aveva trascritto.)
Dicono che Vincenzo è un fannullone,
un buono a niente, un pigro, un mascalzone.
Signori, non è vero: io lo conosco a fondo:
so che di cose ne sa fare un mondo.
Una notte l'ho visto in via Frattina
tagliare col diamante una vetrina;
poi spinse piano piano con un dito
e il lavoro era belle rifinito.
Lo conoscono tutti nel quartiere:
Vincenzo è un ladro, un ladro di mestiere.
Dicono che Vincenzo è un fannullone,
un buono a niente, un pigro, un mascalzone.
Signori, non è vero: io lo conosco a fondo:
so che di cose ne sa fare un mondo.
L'ho visto una domenica al Tritone
entrare svelto svelto in un portone:
nessuna chiave, niente campanello;
in mano aveva solo un grimaldello.
Lo conoscono tutti nel quartiere:
Vincenzo è un ladro, un ladro di mestiere.
Dicono che Vincenzo è un fannullone,
un buono a niente, un pigro, un mascalzone.
Signori, non è vero: io lo conosco a fondo:
so che di cose ne sa fare un mondo.
L'ho visto una mattina in via Ripetta
darsi da fare intorno a una giulietta;
collegati due fili nel motore
parti di scatto come un corridore.
Certo, lo sanno tutti nel quartiere:
Vincenzo è un ladro, un ladro di mestiere.
Eppure ve lo posso assicurare:
se non ci fosse niente da rubare
il mio amico sarebbe un vero artista
come vetraio, fabbro o elettricista.
Insomma è il mondo che ci fa rubare:
non Vincenzo ma il mondo è da cambiare.
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