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(fonte: Gazzetta di Reggio - 1989-12-07)
L'assassinio di Alceste Campanile torna prepotentemente alla
ribalta dopo "Telefono Giallo"
Riaperte le indagini è subito dibattito
L'on. Otello Montanari convoca tutti per sabato alle 15,30
al circolo "Antonio Gramsci". Vivace critica al comportamento dei reggiani che
si sono lasciati insultare da Mughini
La notizia che il Procuratore della Repubblica doti. Elio
Bevilacqua ha decìso di riaprire le indagini sul "caso Campanile" non
può che fare piacere e soprattutto ci convince ad augurare al magistrato
maggior successo nei confronti di chi se n 'è occupato in precedenza. Se il
dott. Bevilacqua ha deciso di riaprire il caso è evidente che ha riscontrato in
quanto detto alla trasmissione televisiva "Telefono giallo" elementi
di novità precedentemente sconosciuti. Al riguardo pubblichiamo una lunga
"memoria" dell'on. Otello Montanari giuntaci in redazione verso
mezzogiorno di martedì. Per la sua lunghezza, per le argomentazioni articolate
e non essendo nostra abitudine "tagliare" o "riassumere" i
pensieri altrui, la pubblichiamo oggi.
La novità di "Telefono giallo" molto difficilmente
avrebbe potuto essere il colpo di scena, la telefonata che chiariva tutto d'un
sol colpo, dopo 14 anni o, addirittura, la confessione di chi o di coloro che
avevano ordinato o eseguito l'assassinio.
E' naturale che chi è partito con queste attese, si proclami
poi profondamente "deluso" ed arrivi, sconsolato, a dire che non c'è
più niente da fare. Ritengo, inoltre, che quanti, a bella posta, gridano sulla
"bagarre", sulla totale inutilità della trasmissione, sottovalutino
alcuni elementi che sono emersi:
a) prima di tutto la telefonata di Lilia
Casali (praticamente stroncata
da Augias che, incredibilmente, si è trasformato in avvocato difensore di
Albonetti e, più in generale, difensore degli ex esponenti di lotta continua).
Lilia Casali, scrive Otello
Incerti ("Unità" di Reggio), «chiedeva risposte circa le voci
che sarebbero circolate negli ambienti della sinistra extraparlamentare a
proposito di un casuale collegamento tra Alceste Campanile ed il sequestro
Saronio. Alceste riportando una bici in un non meglio precisato garage, avrebbe
visto cose che gli avrebbero fatto capire qualcosa del sequestro Saronio».
Glauco Bertolini su Carlino Reggio riprende la questione. Bisogna approfondire
questo punto;
b) la questione dei pezzi da L. 100.000
che, almeno in due occasioni, Alceste — dotato di pochissimi mezzi finanziari
—presentò a Filippini, per pagare conti di due o tre mila lire. Chi se lo
poteva permettere fra
giovani studenti di vent'anni?
c) la questione, già nota, ma decisiva, di parte (67 milioni) del riscatto
Saronio, nascosti nella bombola del metano di un auto; (chi ha fatto il buco,
dove?);
d) la commistione, la promiscuità dei rapporti di Alceste con tanti gruppi,
prima con i fascisti, anche per certe imprese (su cui, forse, potrebbe parlarci
il geometra Melloni già segretario provinciale del Msi) e poi con l'area di
Autonomia, e perché non con certi agenti di servizi segreti?;
e) l'eventuale esistenza di un "livello occulto" di Lotta Continua.
La questione mi è stata posta in questi giorni, dopo "Telefono
giallo" del 1° dicembre. Di questo mi ha parlato l'avv. Maris per un
processo in corso a Milano contro Sofri (Pietrostefani delle Reggiane).
Le novità principali sono, dunque, tre:
1) alcuni di questi elementi che ho schematicamente richiamato, in particolare
la telefonata di Lilia Casali nonché altri che si possono indicare in una
discussione;
2) il
"caso Campanile" che sembrava ormai sonnecchiare, è
riesploso nella coscienza
della gente. La vicenda tragica non è tranquillizzante per la comunità
reggiana. I cittadini insistono, cioè
non accettano "il delitto perfetto". La magistratura non può restare
ferma. Questo è il punto che può riaprire le questioni. Bisogna valutare i
fatti. Ma anche le diffusissime richieste di giustizia della coscienza umana
hanno la forza dei fatti;
3) il senso diffuso di un malcontento, di amarezze perché tantissime persone
pretendevano qualcosa di meglio, di più chiaro dalla trasmissione, nella quale
i vecchi dirigenti Mughini,
Albonetti, Boato davano abbondanti, ripetute prove di essere li soltanto per
difendere Lotta Continua, senza spiegare e chiarire un bel niente, nonostante le
domande molto pertinenti del
cittadino di Palermo e del sottoscritto e che, lo ripeto, furono lasciate
cadere, per non dire contestate, da Augias. Domande che ripropongono sia in
ordine alle minacce ricevute, sia in ordine ai fatti scoperti e che
avevano portato i
dirigenti di Lotta Continua a
cambiare la va-lutazione di delitto compiuto dai fascisti.
Che cosa disse lotta continua?
Il volantino ciclostilato di Lotta Continua del 13-6-1975
era durissimo e pericoloso. Non lo si è voluto né presentare, né leggere. Non
poneva domande, non formulava interrogativi.
Era solo una denuncia ed un'accusa che presagiva incidenti:
«un compagno di Lotta Continua di Reggio Emilia, Alceste Campanile, è stato
assassinato dai fascisti». Continuava: «Alceste Campanile è il settimo compagno
caduto in due mesi per mano fascista e poliziesca».
Concludeva con una parola d'ordine: «Spazziamo via i
fascisti da Reggio». Era la caccia ai fascisti e sicuramente una catena di
violenze.
Il Comitato Antifascista si oppose in ogni modo a questa
provocatoria impostazione politica, anche se non poteva ignorare che i primi
segni indicavano la "marca fascista" nell'ambito della strategia
della tensione.
Perché Augias, che è equilibrato e molto capace non ha
spinto Mughini che si abbandonava in un'assurda filippica contro Reggio,
Albonetti, Boato, Pozzoli a spiegare con precisione queste loro accuse cosi
gravi e così precise contro i fascisti? Perché non hanno detto dello scontro in
piazza fra tanta gente la sera del 13 giugno?
E perché quello che avevano detto con tanta violenza dopo 4
anni, cioè il 12 febbraio 1979 non era più valido? Perché, Ce lo vogliono dire
in modo chiaro? Vogliamo capire.
Che cosa avevi da dire? Avevi da svelare cose segrete?
Quante volte devo ripetere, che se ho notizie particolari le comunico al
magistrato. Perché sei andato a "Telefono giallo"?, domanda Bonafini.
Devo precisare che sono stato insistentemente e ripetutamente invitato. Ho
partecipato prima di tutto per rispondere ad ogni eventuale domanda, senza
reticenze. Per dire ad ogni cittadino che non chiuda la vicenda rimuovendola
dalla propria coscienza. Per ripetere che minacce, i ricatti vanno respinti in
ogni caso. Per fare capire che la gente di Reggio apprezzerebbe una nuova
iniziativa della magistratura. Per respingere le provocazioni contro persone
ingiustamente accusate in questi anni anche in base a semplici indizi. E che
cosa si sarebbe detto se mi fossi rifiutato di partecipare?
Già il 6 giugno 1989 la Gazzetta di Reggio, pag. 7 scriveva:
«I contatti presi fino ad ora ci hanno assicurato la presenza del padre di
Alceste, Vittorio Campanile, del parlamentare verde Marco Boato, dell'avvocato
Costa, di Luigi Pozzoli, mentre dobbiamo ancora avere una risposta da Otello
Montanari...».
Carlino Reggio dello stesso giorno, cioè il 6 giugno 1989,
in prima pagina, scriveva: «Gli organizzatori stanno cercando Otello Montanari,
ma non l'hanno ancora trovato».
Ero già un ricercato che è fuggito e nessuno lo trovava?
Preciso unicamente che fui vivamente pregato di andare come presidente del
Comitato Antifascista per spiegare, secondo il copione, due cose: "perché
tutti i partiti — meno il Msi — e le associazioni demo-cratiche definirono di
"marca fascista il delitto"; "qual'era il clima della città prima
del delitto". All'inizio della trasmissione due cose ben strane si sono
subito verificate. Da un lato Augias quasi infastidito cominciava ad
interrompermi e così, a senso unico, fece con altri complicando tutte le cose,
bloccando il significato di telefonate molto importanti; dall'altro proprio sul
clima e sulla condizione della città dava la parola a Giampiero Mughini, oggi
inviato di Panorama, a quei tempi direttore del giornale Lotta continua, che
presentava Reggio Emilia come una città da film western.
Roba da pazzi, Augias non interrogava, né da Reggio
giungevano proteste. I dirigenti della città non si sono fatti sentire, nemmeno
in questi giorni. La cosa tutta stramba la combina il mio caro amico Bonafini.
In un articolo di spalla, in settima di domenica 3 dicembre 1989, scrive:
«"Telefono Giallo" ci ha telefonato due volte nel corso della
trasmissione prima nell'intervallo fra la prima e la seconda parte e poi
durante la seconda parte. Ci hanno chiesto di intervenire. Abbiamo ringraziato
e risposto di no".
Bonafini nemmeno ha voluto, non dico respingere, ma almeno
contestare il quadro da città siciliana o calabrese che Mughini aveva fatto di
Reggio Emilia. Ne farà domande, dopo quelle ben significative della Casali o
del cittadino di Palermo, a sostegno di questo. Ma c'è dell'altro. Continua
Bonafini: «Ci ha telefonato, sempre durante l'intervallo l'ex federale
dell'Msi-dn, e per dieci anni consigliere comunale a Reggio geom. Melloni per
dirci che il volantino mostrato dall'on. Montanari era successivo ad una
scazzottatura fra il povero Alceste ed un certo Pecoriello, un romano che
fungeva da segretario della Giovane italia. Roba da ridere».
Nel 1975 la notizia pesò perché Pecoriello era da anni il
personaggio fascista più pericoloso di Reggio. Poiché ancora non si sa chi ha
ucciso Alceste, né si è individuato il movente, nessuna pista può essere
categoricamente esclusa. Si può
ipotizzare come più probabile la pista dell'Autonomia,
proprio in rapporto al sequestro Saronio, o alla rapina di Argelato. Così la
penso anch'io, ma non si possono tassativamente escludere altre piste.
Ma chi era Pecoriello? In La Provincia di Reggio Emilia n.
6-7/8-9 giugno-luglio-agosto-settembre 1974 pubblicai una particolareggiata
"Cronaca della provocazione fascista" a Reggio Emilia dal 10 marzo
1967 al 26 giugno 1974.
Alla data del 21 dicembre 1968 nella mia cronaca pubblicata
scrivo: «Nella mattinata i fascisti Pecoriello e Zannoni, sempre in libertà,
con un gruppo di altri trenta picchiatori tentano di provocare gli studenti
durante una manifestazione che si tiene nel palasport...»
Ai primi di febbraio 1969 io ed altri antifascisti di tutti
i partiti, prepariamo un promemoria che trasmettiamo al prefetto.
Scriviamo: «Non risulta che da dieci mesi a questa parte vi
sia stato un solo arresto di fascisti». Si precisa: «Pecoriello e Zannoni
organizzano impune-mente gruppi di provocatori e bastonatori».
La dura scazzottatura tra Alceste e Pecoriello, il
successivo volantino fascista (del febbraio 1975, cioè tre mesi prima, e questi
fatti sono stati del tutto ignorati dal padre) potevano o no pesare, nelle
prime ore, a considerare il delitto di "marca fascista".
Non posso che ringraziare il geometra Melloni per la precisa
notizia che ha fornito. Ma Melloni, sono sicuro, conoscerà tanti altri episodi
che riguardano i rapporti con Alceste, il comportamento del povero giovane.
Concludo ribadendo un punto: bisogna capire, prima di tutto,
il movente. Si può considerare pure l'eventualità di un incidente come scrisse
Prampolini? Penso di no perché si trattò di un'esecuzione vera e propria. Così
mi pare.
Penso che, al fine di riprendere una discussione e valutare
varie proposte, sarà utile un incontro aperto a tutti da tenere sabato 9
dicembre ore 15.30 al Circolo Granisci rivedendo la stessa trasmissione di
Telefono Giallo. Spero che questa proposta sia accolta prima di tutto dai
giornalisti, da quanti sono interessati a fare luce.
Otello Montanari
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L'entusiasmo e la passione di Otello Montanari sono incontenibili ed anche
contagiosi. Ti investe con pagine e pagine di considerazioni e proposte che
sono "sue", ma che lui sente in maniera collettiva. E' ancora una
persona convinta che non esistano questioni "private", ma che le
stesse coinvolgano l'intera comunità. In questa lunga lettera-articolo parla
dei "cittadini" che, a suo dire, insistono, si stracciano le vesti,
implorano la definizione dell'assassinio di Alceste Campanile. Una intera città
che, in ginocchio, implora chi sa, di parlare. Due pagine più avanti, parlando
del ruolo svolto da "Telefono giallo", Otello Montanari si scaglia
contro Reggio e "i suoi dirigenti" — chi sono i dirigenti reggiani:
il sindaco? il vescovo? il prefetto? il questore? il procuratore della
Repubblica? i segretari dei partiti? i presidenti delle associazioni? I presidenti
delle cooperative? i presidenti e i direttori di banca? — perché non hanno
avuto il coraggio e la dignità di intervenire per controbattere le affermazioni
di Giampiero Mughini che, secondo Montanari, avrebbe dipinto Reggio come una
specie di Bronx. Infine anch'io divento un personaggio "strambo".
Strambo perché ho rifiutato di rispondere ai due inviti ad
intervenire fattimi dalla trasmissione. Non ho risposto perché non avevo niente
da chiedere a dieci persone che litigavano e che si insultavano, a prescindere
dalla vicenda di Alceste Campanile. In secondo luogo io, all'epoca, non ero a
Reggio quindi non ero a conoscenza di atti e di fatti tali da giustificare il
mio intervento. Avrei aggiunto confusione a confusione. In quanto al contenuto
della telefonata fattami dal geometra Melloni ho pensato bene che l'episodio
riferitomi non interessasse il contenuto della trasmissione
anche perché, se non vado errato, lo scopo di "Telefono
giallo" era quello di fare chiarezza e non di aggiungere nuove tessere ad
un puzzle già assai complesso e contraddit-torio.
Ma, dato che ci sono tirato per i capelli, scriverò quella
che è la mia opinione su questo delitto rimasto sinora impunito. C'è una
stretta colleganza, a mio avviso, fra i quattrini del sequestro Saronio che
sono transitati per Reggio e l'assassinio di Alceste Campanile. Se è vero che è
stato esecutato, come hanno affermato sia il medico che fece l'autopsia che il
maresciallo dei carabinieri di Montecchio (che ha adombrato persine l'ipotesi
che Alceste abbia tentato di sfuggire ai suoi esecutori), è evidente che ha
avuto qualcosa a che fare con quei quattrini. Come? Perché? Tocca all'autorità
giudiziaria stabilirlo. Nella ricostruzione filmata delle ultime giornate o ore
di vita di Alceste Campanile c'è l'episodio della centomila lire che lui
scambia per pagare un conto di due o tre mila lire, e c'è la testimonianza del
gestore che ricorda che Alceste dei gran quattrini per le tasche non ne aveva
mai avuti e che lo meravigliò quel fatto della grossa banconota da cento. Credo
che non occorra Sherlock Holmes per andare alla ricerca del movente. Con delle
prove però. Dirlo non basta.
In quanto al ruolo di quel Pecoriello, che sarebbe stato la
punta di diamante del gruppo dei provocatori neofascisti, io ne ho imparato il
nome successivamente alla telefonata del geometra Melloni, che non se lo
ricordava. Ricordava però dove abitava. Da ciò che dice Otello Montanari doveva
esser ben conosciuto in città dato che vi sostò e visse dal 1968 sino al 1975.
Secondo l'opinione di alcune persone di destra si trattava di un
"infiltrato", di un "agente provocatore", tanto è vero che,
secondo quanto abbiamo appreso in questi giorni, gli sarebbe sempre stata
rifiutata l'iscrizione al Msi. Affermazione che contrasta con quanto dettomi
dal geometra Melloni il quale ha affermato trattarsi di "un romano che era
segretario della Giovane Italia" che, com'è noto, era il "braccio
armato" del "Fronte della gioventù", l'organizzazione giovanile
del Movimento sociale.
Tutto questo — a parte la scazzottata fra Alceste Campanile
e il Pecoriello del febbraio 1975 — con l'omicidio del giovane di "Lotta
continua" non credo possa avere attinenze. Ben venga da ultimo il
dibattito al "Granisci", con un impegno preciso però: ora che il
procuratore della Repubblica ha riaperto l'inchiesta, lasciamolo lavorare in
pace. Chi ha qualcosa da dire lo dica, ma che siano cose serie, importanti e
non il solito fumo. E soprattutto lo vada a dire al magistrato che è il solo
deputato a fare chiarezza. Tutto il resto è accademia. Pura accademia.
Umberto Bonafini
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