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1989-12-07 – Gazzetta di Reggio: Riaperte le indagini è subito dibattito Stampa E-mail
mercoledì, 26 gennaio 2005


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(fonte: Gazzetta di Reggio - 1989-12-07)

L'assassinio di Alceste Campanile torna prepotentemente alla ribalta dopo "Telefono Giallo"

Riaperte le indagini è subito dibattito

L'on. Otello Montanari convoca tutti per sabato alle 15,30 al circolo "Antonio Gramsci". Vivace critica al comportamento dei reggiani che si sono lasciati insultare da Mughini

La notizia che il Procuratore della Repubblica doti. Elio Bevilacqua ha decìso di riaprire le indagini sul "caso Campanile" non può che fare piacere e soprattutto ci convince ad augurare al magistrato maggior successo nei confronti di chi se n 'è occupato in precedenza. Se il dott. Bevilacqua ha deciso di riaprire il caso è evidente che ha riscontrato in quanto detto alla trasmissione televisiva "Telefono giallo" elementi di novità precedentemente sconosciuti. Al riguardo pubblichiamo una lunga "memoria" dell'on. Otello Montanari giuntaci in redazione verso mezzogiorno di martedì. Per la sua lunghezza, per le argomentazioni articolate e non essendo nostra abitudine "tagliare" o "riassumere" i pensieri altrui, la pubblichiamo oggi.

 

La novità di "Telefono giallo" molto difficilmente avrebbe potuto essere il colpo di scena, la telefonata che chiariva tutto d'un sol colpo, dopo 14 anni o, addirittura, la confessione di chi o di coloro che avevano ordinato o eseguito l'assassinio.

E' naturale che chi è partito con queste attese, si proclami poi profondamente "deluso" ed arrivi, sconsolato, a dire che non c'è più niente da fare. Ritengo, inoltre, che quanti, a bella posta, gridano sulla "bagarre", sulla totale inutilità della trasmissione, sottovalutino alcuni elementi che sono emersi:


a)  prima di tutto la telefonata di   Lilia   Casali   (praticamente stroncata da Augias che, incredibilmente, si è trasformato in avvocato difensore di Albonetti e, più in generale, difensore degli ex esponenti di lotta continua). Lilia Casali,    scrive    Otello    Incerti ("Unità" di Reggio), «chiedeva risposte circa le voci che sarebbero circolate negli ambienti della sinistra extraparlamentare a proposito di un casuale collegamento tra Alceste Campanile ed il sequestro Saronio. Alceste riportando una bici in un non meglio precisato garage, avrebbe visto cose che gli avrebbero fatto capire qualcosa del sequestro Saronio». Glauco Bertolini su Carlino Reggio riprende la questione. Bisogna approfondire questo punto;


b)  la questione dei pezzi da L. 100.000 che, almeno in due occasioni, Alceste — dotato di pochissimi mezzi finanziari —presentò a Filippini, per pagare conti di due o tre mila lire. Chi se lo poteva  permettere  fra  giovani studenti di vent'anni?


c) la questione, già nota, ma decisiva, di parte (67 milioni) del riscatto Saronio, nascosti nella bombola del metano di un auto; (chi ha fatto il buco, dove?);


d) la commistione, la promiscuità dei rapporti di Alceste con tanti gruppi, prima con i fascisti, anche per certe imprese (su cui, forse, potrebbe parlarci il geometra Melloni già segretario provinciale del Msi) e poi con l'area di Autonomia, e perché non con certi agenti di servizi segreti?;


e) l'eventuale esistenza di un "livello occulto" di Lotta Continua. La questione mi è stata posta in questi giorni, dopo "Telefono giallo" del 1° dicembre. Di questo mi ha parlato l'avv. Maris per un processo in corso a Milano contro Sofri (Pietrostefani delle Reggiane).


Le novità principali sono, dunque, tre:


1) alcuni di questi elementi che ho schematicamente richiamato, in particolare la telefonata di Lilia Casali nonché altri che si possono indicare in una discussione;


2)   il  "caso  Campanile"  che sembrava ormai sonnecchiare, è riesploso  nella  coscienza  della gente. La vicenda tragica non è tranquillizzante per la comunità reggiana.   I  cittadini  insistono, cioè non accettano "il delitto perfetto". La magistratura non può restare ferma. Questo è il punto che può riaprire le questioni. Bisogna valutare i fatti. Ma anche le diffusissime richieste di giustizia della coscienza umana hanno la forza dei fatti;


3) il senso diffuso di un malcontento, di amarezze perché tantissime persone pretendevano qualcosa di meglio, di più chiaro dalla trasmissione, nella quale i vecchi dirigenti    Mughini, Albonetti, Boato davano abbondanti, ripetute prove di essere li soltanto per difendere Lotta Continua, senza spiegare e chiarire un bel niente, nonostante  le  domande  molto pertinenti del cittadino di Palermo e del sottoscritto e che, lo ripeto, furono lasciate cadere, per non dire contestate, da Augias. Domande che ripropongono sia in ordine alle minacce ricevute, sia in ordine ai fatti scoperti e che avevano  portato  i  dirigenti  di Lotta Continua a cambiare la va-lutazione di delitto compiuto dai fascisti.

 

Che cosa disse lotta continua?

Il volantino ciclostilato di Lotta Continua del 13-6-1975 era durissimo e pericoloso. Non lo si è voluto né presentare, né leggere. Non poneva domande, non formulava interrogativi.

Era solo una denuncia ed un'accusa che presagiva incidenti: «un compagno di Lotta Continua di Reggio Emilia, Alceste Campanile, è stato assassinato dai fascisti». Continuava: «Alceste Campanile è il settimo compagno caduto in due mesi per mano fascista e poliziesca».

Concludeva con una parola d'ordine: «Spazziamo via i fascisti da Reggio». Era la caccia ai fascisti e sicuramente una catena di violenze.

Il Comitato Antifascista si oppose in ogni modo a questa provocatoria impostazione politica, anche se non poteva ignorare che i primi segni indicavano la "marca fascista" nell'ambito della strategia della tensione.

Perché Augias, che è equilibrato e molto capace non ha spinto Mughini che si abbandonava in un'assurda filippica contro Reggio, Albonetti, Boato, Pozzoli a spiegare con precisione queste loro accuse cosi gravi e così precise contro i fascisti? Perché non hanno detto dello scontro in piazza fra tanta gente la sera del 13 giugno?

E perché quello che avevano detto con tanta violenza dopo 4 anni, cioè il 12 febbraio 1979 non era più valido? Perché, Ce lo vogliono dire in modo chiaro? Vogliamo capire.

Che cosa avevi da dire? Avevi da svelare cose segrete? Quante volte devo ripetere, che se ho notizie particolari le comunico al magistrato. Perché sei andato a "Telefono giallo"?, domanda Bonafini. Devo precisare che sono stato insistentemente e ripetutamente invitato. Ho partecipato prima di tutto per rispondere ad ogni eventuale domanda, senza reticenze. Per dire ad ogni cittadino che non chiuda la vicenda rimuovendola dalla propria coscienza. Per ripetere che minacce, i ricatti vanno respinti in ogni caso. Per fare capire che la gente di Reggio apprezzerebbe una nuova iniziativa della magistratura. Per respingere le provocazioni contro persone ingiustamente accusate in questi anni anche in base a semplici indizi. E che cosa si sarebbe detto se mi fossi rifiutato di partecipare?

 
Già il 6 giugno 1989 la Gazzetta di Reggio, pag. 7 scriveva: «I contatti presi fino ad ora ci hanno assicurato la presenza del padre di Alceste, Vittorio Campanile, del parlamentare verde Marco Boato, dell'avvocato Costa, di Luigi Pozzoli, mentre dobbiamo ancora avere una risposta da Otello Montanari...».

Carlino Reggio dello stesso giorno, cioè il 6 giugno 1989, in prima pagina, scriveva: «Gli organizzatori stanno cercando Otello Montanari, ma non l'hanno ancora trovato».

Ero già un ricercato che è fuggito e nessuno lo trovava? Preciso unicamente che fui vivamente pregato di andare come presidente del Comitato Antifascista per spiegare, secondo il copione, due cose: "perché tutti i partiti — meno il Msi — e le associazioni demo-cratiche definirono di "marca fascista il delitto"; "qual'era il clima della città prima del delitto". All'inizio della trasmissione due cose ben strane si sono subito verificate. Da un lato Augias quasi infastidito cominciava ad interrompermi e così, a senso unico, fece con altri complicando tutte le cose, bloccando il significato di telefonate molto importanti; dall'altro proprio sul clima e sulla condizione della città dava la parola a Giampiero Mughini, oggi inviato di Panorama, a quei tempi direttore del giornale Lotta continua, che presentava Reggio Emilia come una città da film western.

Roba da pazzi, Augias non interrogava, né da Reggio giungevano proteste. I dirigenti della città non si sono fatti sentire, nemmeno in questi giorni. La cosa tutta stramba la combina il mio caro amico Bonafini. In un articolo di spalla, in settima di domenica 3 dicembre 1989, scrive: «"Telefono Giallo" ci ha telefonato due volte nel corso della trasmissione prima nell'intervallo fra la prima e la seconda parte e poi durante la seconda parte. Ci hanno chiesto di intervenire. Abbiamo ringraziato e risposto di no".

Bonafini nemmeno ha voluto, non dico respingere, ma almeno contestare il quadro da città siciliana o calabrese che Mughini aveva fatto di Reggio Emilia. Ne farà domande, dopo quelle ben significative della Casali o del cittadino di Palermo, a sostegno di questo. Ma c'è dell'altro. Continua Bonafini: «Ci ha telefonato, sempre durante l'intervallo l'ex federale dell'Msi-dn, e per dieci anni consigliere comunale a Reggio geom. Melloni per dirci che il volantino mostrato dall'on. Montanari era successivo ad una scazzottatura fra il povero Alceste ed un certo Pecoriello, un romano che fungeva da segretario della Giovane italia. Roba da ridere».

Nel 1975 la notizia pesò perché Pecoriello era da anni il personaggio fascista più pericoloso di Reggio. Poiché ancora non si sa chi ha ucciso Alceste, né si è individuato il movente, nessuna pista può essere categoricamente esclusa. Si può

ipotizzare come più probabile la pista dell'Autonomia, proprio in rapporto al sequestro Saronio, o alla rapina di Argelato. Così la penso anch'io, ma non si possono tassativamente escludere altre piste.

Ma chi era Pecoriello? In La Provincia di Reggio Emilia n. 6-7/8-9 giugno-luglio-agosto-settembre 1974 pubblicai una particolareggiata "Cronaca della provocazione fascista" a Reggio Emilia dal 10 marzo 1967 al 26 giugno 1974.

Alla data del 21 dicembre 1968 nella mia cronaca pubblicata scrivo: «Nella mattinata i fascisti Pecoriello e Zannoni, sempre in libertà, con un gruppo di altri trenta picchiatori tentano di provocare gli studenti durante una manifestazione che si tiene nel palasport...»

Ai primi di febbraio 1969 io ed altri antifascisti di tutti i partiti, prepariamo un promemoria che trasmettiamo al prefetto.

Scriviamo: «Non risulta che da dieci mesi a questa parte vi sia stato un solo arresto di fascisti». Si precisa: «Pecoriello e Zannoni organizzano impune-mente gruppi di provocatori e bastonatori».

La dura scazzottatura tra Alceste e Pecoriello, il successivo volantino fascista (del febbraio 1975, cioè tre mesi prima, e questi fatti sono stati del tutto ignorati dal padre) potevano o no pesare, nelle prime ore, a considerare il delitto di "marca fascista".

Non posso che ringraziare il geometra Melloni per la precisa notizia che ha fornito. Ma Melloni, sono sicuro, conoscerà tanti altri episodi che riguardano i rapporti con Alceste, il comportamento del povero giovane.

Concludo ribadendo un punto: bisogna capire, prima di tutto, il movente. Si può considerare pure l'eventualità di un incidente come scrisse Prampolini? Penso di no perché si trattò di un'esecuzione vera e propria. Così mi pare.

Penso che, al fine di riprendere una discussione e valutare varie proposte, sarà utile un incontro aperto a tutti da tenere sabato 9 dicembre ore 15.30 al Circolo Granisci rivedendo la stessa trasmissione di Telefono Giallo. Spero che questa proposta sia accolta prima di tutto dai giornalisti, da quanti sono interessati a fare luce.

Otello Montanari

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L'entusiasmo e la passione di Otello Montanari sono incontenibili ed anche contagiosi. Ti investe con pagine e pagine di considerazioni e proposte che sono "sue", ma che lui sente in maniera collettiva. E' ancora una persona convinta che non esistano questioni "private", ma che le stesse coinvolgano l'intera comunità. In questa lunga lettera-articolo parla dei "cittadini" che, a suo dire, insistono, si stracciano le vesti, implorano la definizione dell'assassinio di Alceste Campanile. Una intera città che, in ginocchio, implora chi sa, di parlare. Due pagine più avanti, parlando del ruolo svolto da "Telefono giallo", Otello Montanari si scaglia contro Reggio e "i suoi dirigenti" — chi sono i dirigenti reggiani: il sindaco? il vescovo? il prefetto? il questore? il procuratore della Repubblica? i segretari dei partiti? i presidenti delle associazioni? I presidenti delle cooperative? i presidenti e i direttori di banca? — perché non hanno avuto il coraggio e la dignità di intervenire per controbattere le affermazioni di Giampiero Mughini che, secondo Montanari, avrebbe dipinto Reggio come una specie di Bronx. Infine anch'io divento un personaggio "strambo".

Strambo perché ho rifiutato di rispondere ai due inviti ad intervenire fattimi dalla trasmissione. Non ho risposto perché non avevo niente da chiedere a dieci persone che litigavano e che si insultavano, a prescindere dalla vicenda di Alceste Campanile. In secondo luogo io, all'epoca, non ero a Reggio quindi non ero a conoscenza di atti e di fatti tali da giustificare il mio intervento. Avrei aggiunto confusione a confusione. In quanto al contenuto della telefonata fattami dal geometra Melloni ho pensato bene che l'episodio riferitomi non interessasse il contenuto della trasmissione

anche perché, se non vado errato, lo scopo di "Telefono giallo" era quello di fare chiarezza e non di aggiungere nuove tessere ad un puzzle già assai complesso e contraddit-torio.

Ma, dato che ci sono tirato per i capelli, scriverò quella che è la mia opinione su questo delitto rimasto sinora impunito. C'è una stretta colleganza, a mio avviso, fra i quattrini del sequestro Saronio che sono transitati per Reggio e l'assassinio di Alceste Campanile. Se è vero che è stato esecutato, come hanno affermato sia il medico che fece l'autopsia che il maresciallo dei carabinieri di Montecchio (che ha adombrato persine l'ipotesi che Alceste abbia tentato di sfuggire ai suoi esecutori), è evidente che ha avuto qualcosa a che fare con quei quattrini. Come? Perché? Tocca all'autorità giudiziaria stabilirlo. Nella ricostruzione filmata delle ultime giornate o ore di vita di Alceste Campanile c'è l'episodio della centomila lire che lui scambia per pagare un conto di due o tre mila lire, e c'è la testimonianza del gestore che ricorda che Alceste dei gran quattrini per le tasche non ne aveva mai avuti e che lo meravigliò quel fatto della grossa banconota da cento. Credo che non occorra Sherlock Holmes per andare alla ricerca del movente. Con delle prove però. Dirlo non basta.

In quanto al ruolo di quel Pecoriello, che sarebbe stato la punta di diamante del gruppo dei provocatori neofascisti, io ne ho imparato il nome successivamente alla telefonata del geometra Melloni, che non se lo ricordava. Ricordava però dove abitava. Da ciò che dice Otello Montanari doveva esser ben conosciuto in città dato che vi sostò e visse dal 1968 sino al 1975. Secondo l'opinione di alcune persone di destra si trattava di un "infiltrato", di un "agente provocatore", tanto è vero che, secondo quanto abbiamo appreso in questi giorni, gli sarebbe sempre stata rifiutata l'iscrizione al Msi. Affermazione che contrasta con quanto dettomi dal geometra Melloni il quale ha affermato trattarsi di "un romano che era segretario della Giovane Italia" che, com'è noto, era il "braccio armato" del "Fronte della gioventù", l'organizzazione giovanile del Movimento sociale.

Tutto questo — a parte la scazzottata fra Alceste Campanile e il Pecoriello del febbraio 1975 — con l'omicidio del giovane di "Lotta continua" non credo possa avere attinenze. Ben venga da ultimo il dibattito al "Granisci", con un impegno preciso però: ora che il procuratore della Repubblica ha riaperto l'inchiesta, lasciamolo lavorare in pace. Chi ha qualcosa da dire lo dica, ma che siano cose serie, importanti e non il solito fumo. E soprattutto lo vada a dire al magistrato che è il solo deputato a fare chiarezza. Tutto il resto è accademia. Pura accademia.

Umberto Bonafini

 

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