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Reggio proletaria e antifascista ai funerali del compagno Alceste
Da tutte le province del Centro Nord delegazioni di Lotta Continua salutano il compagno assassinato
Venerdi in quindicimila alla mobilitazione indetta dal Comitato Antifascista
REGGIO EMILIA, 14 — Migliaia di compagni si stanno radunando nella piazza da cui partirà il corteo per i funerali di Alceste Campanile, dietro gli striscioni e le bandiere di Lotta Continua, le cui delegazioni stanno giungendo dalle regioni del centro e del nord. Per volontà della madre Alceste la bara è portata a spalle da compagni di Reggio Emilia. Molti compagni del PCI sono presenti, in forma non organizzata. Il corteo attraverserà le strade del centro cittadino. Al termine parleranno il sindaco di Reggio, Renzo Bonazzi, e il compagno Franco Bolis, della segreteria nazionale di Lotta Continua.
REGGIO EMILIA, 14 — Ieri la notizia dell'assassinio di Alceste si era diffusa rapidamente in città, tra i compagni, gli studenti, gli antifascisti che lo hanno sempre conosciuto come un militante di eccezionale umanità. Manifesti a lutto sono stati attaccati in tutta la città, nelle fabbriche si è scioperato per 15 minuti, alla Lombardini per 'mezz'ora) su 'indicazione delle confederazioni sindacali provinciali. I partiti poi decidevano di sospendere i comizi di chiusura della campagna elettorale e di convocare una manifestazione per la sera in piazza Martiri della Libertà. Durante la riunione del comitato antifascista, che a Reggio riunisce tutti i partiti, dal Pli al Pdup, la Democrazia cristiana si è opposta, ricattando il PCI, a che durante la manifestazione ci fosse data la parola, una posizione che ha suscitato proteste violente all'interno del comitato (la FGSI aveva anche preparato un volantino in proposito la cui uscita è stata bloccata dai dirigenti del Psi).
Lotta Continua non ha rinunciato al proprio comizio. Alle 19 nella centrale piazza Prampolini, più di mille proletari hanno seguito con commozione i discorsi dei compagni Luigi Pozzoli e Vida Longoni che hanno ricordato il compagno caduto e che hanno chiamato alla mobilitazione antifascista più ampia e decisa, per chiudere la sede del MSI di via Roma, per epurare i fascisti dalla città, per denunciare le pazzesche perquisizioni e le indagini contro i compagni. In piazza molti compagni di Reggio piangevano.
Al termine del comizio un corteo si è diretto in piazza Martiri della Libertà dove ben presto sono arrivate circa quindicimila persone, non solo da Reggio ma anche da altre città dell'Emilia, uniti da una forte tensione antifascista che preoccupava visibilmente i dirigenti del comitato. Hanno parlato il presidente del comitato, Otello Montanari, poi il presidente socialista della provincia Parenti, ed infine il sindaco di Reggio, Bonazzi.
Tutti hanno voluto sottolineare la necessità di mantenere la manifestazione all'interno della piazza. Quando i compagni hanno chiesto la parola, i democristiani hanno risposto che non parlavano i partiti ma « solo gli enti di amministrazione » e Nilde Jotti ha persino urlato: « Lotta Continua non può parlare, anche nel luglio '60 Togliatti non ha parlato, solo il sindaco di Reggio !» La piazza è esplosa, migliaia di compagni gridavano "Lotta Continua deve parlare".
Un corteo, aperto dallo striscione « MSI fuorilegge » ha fatto il giro della piazza, ed è poi stato fermato dalla polizia e dal servizio d'ordine del PCI. Dopo ha parlato il compagno Ramina di Lotta Continua, mentre in tutta la piazza, abbandonata dai democristiani, la discussione era molto accesa. La DC è stata emarginata, tanto che nella mattina di sabato la giunta comunale, tutta di sinistra, ha preso su di sé l'iniziativa ed ha deciso che i funerali di Alceste si svolgessero come manifestazione pubblica e politica.
I muri della città sono coperti dai manifesti che chiamano alla mobilitazione tutti i proletari reggiani, mentre si stanno prendendo altre iniziative: si parla di costruire un altro comitato antifascista senza la DC, gli studenti lavoratori hanno annunciato uno sciopero per i prossimi giorni; intorno al compagno assassinato, uno dei compagni più amati a Reggio, si crea un ampio fronte di lotta antifascista che si sta ritorcendo contro chi ha voluto l'assassinio e contro chi sta manovrando indagini e informazioni.
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Reggio Emilia. L'inchiesta per l'assassinio di Alceste Campanile
Vergognose indagini, tutte a sinistra.
I carabinieri costruiscono, per poi smentire, una montatura sui NAP.
Un compagno è stato assassinato dai fascisti a Reggio Emilia. E' un militante che per il suo impegno nel movimento degli studenti e in Lotta Continua, per la sua storia, per la chiarezza delle sue idee, per il suo coraggio nelle mobilitazioni antifasciste, per la sua attività culturale nei circoli Ottobre è conosciuto in tutta la città. Le modalità della sua morte non lasciano dubbi: si tratta di una feroce esecuzione ad opera di assassini ben addestrati che gli hanno sparato a bruciapelo alla nuca e al cuore dopo averlo fatto inginocchiare sul ciglio di una strada isolata. Sugli autori dell'assassinio, anche, possono sussistere pochi dubbi.
A Reggio molti uomini che hanno militato fino a pochi mesi fa nel MSI sono confluiti in un'organizzazione fascista clandestina, legata ad organizzazioni analoghe che operano a Parma — negli ambienti in cui è stato preparato l'assassinio di Mario Lupo, ed a cui attualmente fa capo l'organizzazione della difesa di questi assassini — ed a Milano sotto le insegne della Legione Europa. Esiste da tempo una precisa documentazione che prova inoppugnabilmente l'intenzione di questi gruppi di fare una clamorosa sortita alla vigilia delle elezioni. L'assassinio di Alceste Campanile, scelto per la sua notorietà e per la sua militanza in Lotta Continua ne è una tragica e puntuale conferma. Questi sono i fatti.
Come si muovono gli inquirenti, cioè i carabinieri, giunti per primi sul luogo del delitto, la questura di Reggio, avvertita solo alcune ore dopo, l'antiterrorismo, nella persona dell'ineffabile dott. Berardino di Bologna, la Procura della repubblica?
Senza rinunciare alle loro rivalità, ma anzi, in una serrata gara di emulazione, sono tutti impegnati nel gettare fango sul compagno morto, nell'intorbidare le circostanze chiare che hanno portato a questo assassinio, nel divulgare calunnie e notizie false sulla nostra organizzazione, nell'intimidire i compagni, tutte attività che convergono in una unica direzione: dare tempo ai fascisti assassini di scappare e di cancellare le prove a loro carico. Una prassi che tre anni fa ha funzionato egregiamente nei confronti degli assassini di Mario Lupo, per lo meno nel seppellire, con l'intervento attivo della questura, le prove a carico del MSI. Oggi viene ritentata, in grande stile, a Reggio. La droga, le Brigate Rosse, i NAP, il presunto passato fascista di Alceste, un "regolamento dei conti tra compagni", tutto viene sussurrato, ritrattato, ripreso, in modo da darlo in pasto alla stampa fanfaniana e di regime, alla TV, alla Radio, all'agenzia di Stato ANSA, pronti a raccogliere qualsiasi provocazione. L'unica ipotesi che non viene avanzata è quella che ad assassinare Alceste siano stati i fascisti; o se viene avanzata, nessuno si preoccupa di indirizzare le indagini in quella direzione. Eppure gli elementi non mancano, e noi stessi, a partire da venerdì, ne abbiamo forniti bbondantemente.
Quali sono gli elementi su cui si basano le calunnie e le infamie degli inquirenti? Queste. Droga: Alceste andava a ballare in un locale frequentato da compagni.
Brigate Rosse: Roberto Ognibene è di Reggio, ed a Reggio Emilia le Brigate Rosse pare abbiano avuto una loro base.
NAP: il numero di telefono di Napoli del nostro compagno Goffredo Fofi, un intellettuale noto in tutta Italia, la cui casa per quest'oggi è stata di nuovo perquisita. La casa di Fofi è stata elevata al rango di covo dei NAP perché già perquisita una volta insieme ad altre 280 in tutta Italia. Gli elementi che collegano Fofi ai NAP sono il fatto che questo compagno
attivamente impegnato nell'attività della Mensa per bambini proletari di Napoli, contro cui si è accanito da tempo il questore Zamparelli giocando sull'equivoco tra la salita Tarsia, dove si troverebbe un "covo" dei NAP, e vicolo Cappuccinette a Tarsia, dove si trova la mensa per bambini proletari. Questo equivoco Zamparelli è già stato costretto a rimangiarselo, ma come si vede continua ad operare tanto attivamente che oggi II procuratore di Reggio ha avuto la sfrontatezza di dichiarare che questa è la principale pista da seguire!
Il passato fascista di Alceste: si tratta della sua tessera, riportata in fotocopia su un volantino fascista, di iscrizione all'organizzazione studentesca della Giovane Italia nell'anno scolastico 1967-68: oltre sette anni fa!
"Regolamento dei conti tra compagni", la più infame e non a caso la più seguita delle piste, tanto è vero che tutte le case dei compagni sono state perquisite e messe a soqquadro, che il nostro compagno Michele Russo è stato « interrogato » come testimone, dalle 15 di venerdì all'1 di sabato, e grazie al fatto che, dopo che le chiavi della macchina di cui si era servito il giorno prima gli sono state sequestrate, la macchina stessa è « misteriosamente » scomparsa. Tutto qui? Sì, tutto qui.
E' quanto basta per esprimere un aperto giudizio di complicità politica tra gli inquirenti e gli assassini. Che cosa è stato fatto in direzione dei fascisti? Niente o quasi: ne sono stati interrogati alla svelta alcuni; a Reggio, come a Parma, MSI e Legione Europa sono al di sopra di qualsiasi sospetto. Questa è la « rosa » delle autorità inquirenti nelle cui mani il Parlamento ha appena consegnato l'arma delle leggi liberticide sulle armi e sull'ordine pubblico!
Se in questa infame campagna fossero impegnate solo le autorità inquirenti ed i mezzi di informazione del regime democristiano non ci sarebbe da stupirsi; il carattere di classe di questo attacco sarebbe evidente, come è evidente a tutti che non ci sarebbero state tante stragi e assassini fascisti senza la protezione che è stata offerta loro, spesso in aperta violazione della legge, dalle supreme "autorità inquirenti". Ma i dirigenti ed i revisionisti del PCI hanno sentito il bisogno di non venir meno, anche in questa circostanza, ai doveri dell'omertà politica con le forze di regime.
Così la notizia del passato fascista di Alceste è stata messa in circolazione dalla federazione del PCI di Reggio, ripresa e divulgata da molte federazioni provinciali del PCI in tutta Italia, e finita, in un grosso sottotitolo che annunciava che Alceste era stato fascista fino al 70, sul quotidiano Paese Sera (ed è scomparsa dietro nostra precisa diffida); ma anche oggi, né l'Unità né Paese Sera rinunciano a sostenere che non tutto è chiaro nell'assassinio di Alceste. Che cosa ci sia di poco chiaro, al di fuori delle infami provocazioni degli inquirenti, non è detto.
Che cosa c'è dietro questo irresponsabile atteggiamento dei dirigenti revisionisti, che contrasta apertamente con la determinazione con cui, fin dal mattino di venerdì, compagni e quadri di base del PCI sì sono mobilitati a Reggio Emilia per affermare la chiara matrice fascista di questo assassinio? Non certo un calcolo elettorale, che avrebbe spinto caso mai in direzione opposta. E nemmeno, soltanto, il tentativo, che pure ha pesato moltissimo, di sottrarre ad una mobilitazione antifascista che minacciava di rompere gli argini istituzionali, la forza di un chiaro pronunciamento. E nemmeno la mania, alimentata dal modo dilettantesco e irresponsabile con cui viene gestita la controinformazione sulla stampa del PCI, di vedere infiltrazioni e inquinamenti dappertutto.
C'è qualcosa di più profondo, che ormai ha invaso la sfera degli atteggiamenti prima ancora che quella del giudizio politico nel quadro dirigente revisionista, e che porta, come suo risultato inevitabile, a infangare la memoria del compagno Alceste — un compagno su cui nessuno dei dirigenti del PCI di Reggio, che ben lo conoscevano, poteva nutrire il mini
mo dubbio — invece di lavorare perché la verità sui suoi assassini venga a galla e si faccia strada senza e contro la volontà degli « inquirenti ».
Il fatto è questo, che l'assassinio di un compagno ad opera dei fascisti, e tanto più quando si tratta di una fredda e feroce « esecuzione » come quella di Reggio, è un fatto " anormale" per i revisionisti. E non solo, come lo è per tutti i compagni, perché è intollerabile che i fascisti continuino ad ammazzare impunemente, come negli anni '20, e questo merita la più ferma e dura risposta da parte di tutti. Ma perché ogni nuovo assassinio fascista ricorda e rende più esplicita l'inadeguatezza della linea revisionista nel campo dell'antifascismo, e mette in chiaro, come nel caso di Alceste, che non si potrà porre fine alla catena degli assassini fascisti, se non si rendono inagibili per tutti i fascisti le fabbriche, le scuole, le piazze, i quartieri; se non si chiudono i loro covi con la forza; se non si recide definitivamente il loro retroterra legale, mettendo fuorilegge le organizzazioni fasciste a partire dal MSI; se non si mette all'ordine del giorno il problema dell'epurazione dei corpi dello Stato; se non si apre e non si promuove in essi la lotta di classe lavorando non alla loro unità e alla integrità della loro gerarchia, ma alla maturazione e all'organizzazione autonoma degli elementi e delle forze democratiche al loro interno.
E' la chiarezza di questa linea politica e la sua forza tra le masse che i dirigenti del PCI cercano di esorcizzare con le loro piccole o grandi menzogne, offrendo un'insperata copertura alle infamie del regime.
Ed è la chiarezza di questa linea che deve portare tutti i compagni a capire dove si combatte la vera battaglia contro la linea revisionista: non con un atteggiamento minoritario di ripulsa o di ritorsione verso chi sì rende responsabile di tanta meschinità, ma con un'azione di massa che faccia di ogni compagno caduto, di ogni aggressione subita, di ogni passo avanti nella strategia criminale degli assassini fascisti una occasione di maturazione politica e di organizzazione diretta di una risposta di massa, per mettere al bando, con la legge e con i fatti, il fascismo, le sue organizzazioni, i suoi covi, i suoi uomini, la sua attività.
L'assassinio di Alceste Campanile non è stato l'ultimo crimine dei fascisti in questa campagna elettorale. Ieri hanno sparato contro i nostri comizi a S. Benedetto e Nocera. Due giorni fa hanno fatto saltare la sede del PDUP di Torino e la Camera de Lavoro di Rionero. Ieri hanno sparato, cercando di ucciderlo, contro il segretario della Camera del Lavori di Trani. Sono fatti che anticipano ed esemplificano la situazione politica in cui ci troveremo a lavorare nei prossimi mesi. Su di essi va aperta Ia più larga discussione e organizzati la più dura risposta di massa.
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Case di compagni perquisite con pazzesche motivazioni, intimidazioni e illegalità.
Non un fascista è stato fermato o arrestato, nessuna indagine compiuta. La strana storia di un'auto « sequestrata » dai carabinieri
Sono continuate, durante la giornata e la notte di venerdì, le perquisizioni ai compagni di Lotta Continua di Reggio e provincia. I mandati, ciclostilati e firmati dal sostituto procuratore Scarpetta, sono cosi formulati: «si è ritenuta la necessità di procedere alla perquisizione al fine di accertare l'esistenza nel domicìlio, sul luogo di lavoro, o in ogni altro luogo di pertinenza, di tracce o cose pertinenti al reato di detenzione abusiva di armi od altro materiale idoneo ad azioni eversive e di violenza, e di operare rilievi delle tracce e il sequestro delle cose citate; se i sospetti sono fondati, così come chiaramente appare, dalla richiesta, sopra citata, della questura di Reggio Emilia... ».
A casa di una compagna sono state sequestrate nella mattinata di venerdì alcune banconote, un'agenda di indirizzi del 1970, una cartolina proveniente da Pozzuoli, oltre a foglietti vari con appunti, nomi ed indirizzi.
E' la pista NAP che è già in marcia. Con un mandato identico era stata già perquisita, circa dieci giorni fa, la casa di Alceste, subito dopo il sequestro dell'industriale Gancia ad Acqui Terme. Era stata l'unica casa di compagni di Lotta Continua perquisita in quella occasione.
Venerdì è stato interrogato, dalle 16 alle 24, sempre dai carabinieri, il compagno Michele Russo, operaio di Lotta Continua, che abitava con Alceste. Interrogato come "teste", dopo essere stato prelevato a casa della madre, la prima cosa che gli è stata chiesta è il suo ali
bi per tutta la giornata e la notte di giovedì. Gli è stato contestato di aver mentito, in quanto i carabinieri sostenevano che era stato visto con Alceste alle dieci di sera, mentre in realtà lo aveva visto per l'ultima volta all'una di pomeriggio. Gli è stato anche contestato di essersi recato fuori Reggio con la macchina sul tardi; cosa altrettanto falsa in quanto Michele era al cinema.
Di fronte all'atteggiamento dei carabinieri, il compagno ha chiesto ripetutamente la presenza di un avvocato, che gli è stata negata. Nel corso dell'interrogatorio, verso le 19, i carabinieri gli hanno chiesto le chiavi dell'auto che aveva usato il giorno prima e che appartiene ad un altro compagno di Lotta Continua. Quando alla fine è stato rilasciato, le chiavi non gli sono state riconsegnate, nonostante le avesse richieste insistentemente. Intanto la macchina era sparita dal luogo dove si trovava parcheggiata. Il vigile urbano di pattuglia verso le 0,30 di sabato ha notato la macchina, che era stata segnalata ai vigili prima di mezzanotte dalla questura, in borgo San Rocco, con alcuni uomini a bordo.
Verso le due di notte, il compagno proprietario dell'auto ha sporto denuncia di furto allegando una deposizione sulla questione delle chiavi illegalmente prese dai carabinieri. L'auto è stata riconsegnata nella tarda mattinata di sabato.
Alla fine della manifestazione convocata dal comitato antifascista unitario, la polizia ha tentato ripetutamente di fermare un compagno di Lotta Continua senza riuscirci per l'intervento degli altri compagni. Verso mezzanotte i carabinieri hanno informato « ufficiosamente » alcuni giornalisti, che in un foglio trovato In tasca ad Alceste c'era un numero di telefono di Napoli, che corrispondeva ad uno dei covi dei NAP già scoperti. Facevano anche sapere che era ricercato un compagno di Napoli, abitante a Reggio Emilia, che avrebbe lasciato Reggio per Napoli in treno all'1,30 di venerdì mattina. Questa notizia è state anche trasmessa al tele
giornale delle 13,30 di sabato.
Probabilmente essi si riferiscono al compagno Mario Milo, studente lavoratore, iscritto alla FGCI, che abitava con Alceste da sette-otto mesi.
Mario Milo ha lasciato Reggio il 30 maggio per partecipare alla campagna elettorale a Napoli per il PCI. E' rientrato questa mattina spontaneamente a Reggio ed è attualmente interrogato dal magistrato. In mattinata il procuratore della repubblica Moi ha tenuto una conferenza stam
pa in cui si è dichiarato « molto arrabbiato » che la notizia sui NAP fosse trapelata in quanto ciò potrebbe compromettere le indagini, « che si svolgono in tutte le direzioni ». Alla contestazione che le indagini si svolgono invece, prevalentemente a sinistra, non ha saputo dare alcuna spiegazione. Nel frattempo da Napoli è arrivata una notizia ANSA che smentisce completamenti le dichiarazioni dei carabinieri e del procuratore, II numero di telefono corrisponde a quello di un compagno di Lotta Continua di Napoli, che si occupa dei circoli ottobre Goffredo Fofi, che ovviamente non ha nulla a che fare con i NAP, anche se la sua casa è stata perquisita, proprio in relazione ai NAP, due settimane fa ed è stata nuovamente perquisita questa notte, con esito naturalmente negativo.
Per ora non si hanno notizie dei fascisti arrestati o fermati. Ieri girava tranquillamente in questura Rossanesi, responsabile del Fronte della Gioventù dicendo che « secondo lui si era trattato di un omicidio per causa di droga ». Non si hanno notizie di indagini tra i fascisti di Parma o Milano di altre zone. Come la centralità democristiana, anche la centralità dei magistrati e delle forze di polizia, ha un solo obiettivo, la sinistra. In questo caso l'obiettivo ancora più ambizioso del solito. Non solo le organizzazioni rivoluzionarie ma anche il partito comunista.
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Gli studenti dell'Istituto Tecnico di Agraria spiegano chi era Alceste Campanile
REGGIO EMILIA, 14 — Un gruppo di studenti dell'Istituto tecnico agrario Zanelli di Reggio Emilia, la scuola nello quale II compagno Alceste portava avanti ogni giorno la sua militanza politica, parlano di lui.
Ilich: Abbiamo conosciuto Alceste a novembre: ogni giorno veniva davanti alla scuola a fare propaganda politica. Era molto attivo e gli interessavano le lotte degli studenti, gli interessava la crescita politica degli studenti su tutte le cose. Il 20 dicembre si sono presentati davanti al
la scuola 5 fascisti esterni che, appoggiati da fascisti interni, hanno iniziato a distribuire la propaganda del Fronte della Gioventù. Dieci compagni li hanno fronteggiati, e man mano che arrivavano gli studenti da gli autobus si fermavano a fare i cordoni. Alceste diceva "che cosa aspettiamo o cacciare questi fasciati?" ed è stato minacciato personalmente da Zanardi che gli diceva "tu farai una brutta fine".
Massimo: Era convinto che i giovani possono fare molto. La politica — diceva — risolve i problemi, ma bisogna sapere anche affrontare i problemi del tempo libero, di come essere felici. Voleva chiedere alla gente come passava iI tempo libero. Era molto aperto ai problemi umani, aveva a cuore questo. Voleva fare qualcosa che potessero capire tutti, e non solo i discorsi teorici, per questo pensava di fare per i giovani delle interviste e delle mostre foto
grafiche soprattutto sui problemi dei giovani immigrati. Lui diceva: "questi giovani vanno a ballare, ma non si divertono, gli resta solo una falsa spensieratezza". Quando abbiamo progettato di fare un'Inchiesta sul comprensorio delle ceramiche eravamo così entusiasti che abbiamo discusso una sera intera senza mangiare. Si era parlato anche di fare un festival a Sassuolo, con mostre, canti e diapositive, e di iniziare cosi un discorso politico.
Illch: I proletari del quartiere Compagnoni facevano l'autoriduzione. La nostra scuola è molto vicina a questo quartiere. Alceste ci ha stimolato moltissimo a uscire dalla scuola. Per la prima volta slamo andati nel quartiere e abbiamo fatto assemblee insieme ai proletari e abbiamo fatto Insieme anche delle canzoni. Abbiamo preparato a scuola una piattaforma sui trasporti e sulla mensa. Lui voleva avere un rapporto diverso con i ragazzi. Voleva parlare di musica, di tutti i problemi che ogni uomo ha: per questo era simpatico.
Claudio: Lui si accorgeva che essendo esterno alla scuola non poteva avere tutti i rapporti diretti che voleva. Aveva persino pensato di iscriversi allo Zanelll per poter essere più interno alla situazione. Ma per gli studenti era uno di loro. Dopo un'altra provocazione fascista capeggiata da Rossanesi, abbiamo distribuito un volantino sull'epurazione, in cui attaccavamo iI professore fascista Spano. Questo professore ha cercato di mettergli contro una parte di studenti qualunquisti. Durante una assemblea uno di questi studenti ha detto che Alceste non doveva entrare nella scuola e ha cercato di mandarlo via. Ma tutta l'assemblea è insorta, gli hanno detto: "Alceste deve restare", e anzi hanno imposto che Alceste parlasse all'assemblea degli studenti.
Francesco: Alceste era molto bravo a suonare e a cantare. Io oggi ho ricevuto molte telefonate di studenti, anche di studenti non politicizzati, magari non compagni ma mi hanno chiesto di lui perché lo conoscevano bene.
Massimo: Quando si sono presentati i fascisti con iI volantino e la sua tessera stampata, gli studenti hanno capito subito di cosa si trattava. I fascisti venivano sempre accompagnati dalla polizia, e hanno tirato fuori la storia che lui a 15 anni era stato fascista. Lui ha subito spiegato "i compagni sanno bene di questo mio passato: avevo 14 anni, non capivo niente, abitavo vi
cino ai fascisti e avevo fatto amicizia con loro. Ma appena ho cominciato a ragionare e ho capito che potevo scegliere, allora ho scelto il proletariato. Gli studenti l'hanno capito benissimo, anche perché la sua militanza era continua.
Claudio: Alceste cercava di capire dall'interno le persone. Quando c'o stato un festival hippy lui parlava con tutti e chiedeva: "perché fate questa vita?" e chiedeva ai proletarl della zona che cosa ne pensavano del festival. Invitava tutti i compagni a mangiare a casa sua. e chiedeva ai compagni delle altre città come lavoravano o come vivevano. Quando è tornato dal parco Lamhro era molto felice.
Claudio: La cosa che mi spiace di più è che adesso tirino fuori lo storia dello droga contro Alceste. Lui, come tutti i compagni, era contro la droga e diceva che la droga è un problema, non un'alternativa, diceva che va affrontata in termini politici o non moralistici. Diceva che I giovani si drogano perche hanno scarsa fiducia nella lotta politica, o forse perché anche noi non abbiamo saputo dare una risposta politica a tutti i problemi.
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La stampa e la RAI sul delitto di Reggio Emilia: le menzogne provocatorie di una "inchiesta" orchestrata dai carabinieri
Un importante e tempestivo comunicato del comitato di coordinamento antifascista dei giornalisti e poligrafici romani
Non c'è stato in questi anni assassinio compiuto da fascisti o dalla polizia che non sia stato coperto da larga parte della stampa e dall'informazione della radio televisione, di omertà, di cortine di sospetto o di silenzio.
Da Mario Lupo a Tonino Miccichè, da Francesco Serantini a Rodolfo Boschi, da Alberto Brasili a Gennaro Costantino. Ma l'orrenda uccisione di Alceste Campanile — la cui efferatezza non ha precedenti — la stampa controllata dal regime democristiano, la maggior parte — la televisione, la radio, le agenzie di stato hanno superato ogni infamia. Per tutta la giornata di ieri tutte le informazioni sull'assassinio di Reggio Emilia hanno collezionato falsità, calunnie, sospetti.
Il cadavere di Alceste non era ancora identificato, nelle prime ore della mattina di venerdì, che già l'antiterrorismo, la questura e i carabinieri hanno funzionato come centrale della provocazione, prontamente accolta da tutti i reazionari; ma a questi inviti non si è sottratta neppure la stampa e la struttura del partito comunista.
Droga, Brigate Rosse, delitto comune, « regolamento dei conti » all'interno della nostra organizzazione, queste sono state le spiegazioni che le forze di polizia hanno offerto a getto continuo, mentre si dava fiato ad una impressionante serie di perquisizioni e di intimidazioni nei confronti dei nostri compagni.
Nel pomeriggio poi gli inquirenti ponevano il silenzio più assoluto sull'andamento delle indagini e rifiutavano qualsiasi commento; ma non rinunciavano in serata a lanciare l'ultima provocazione, quella dei Nap, in tempo perché i giornali di questa mattina potessero riprenderla.
Per tutta la giornata di ieri i compagni delle nostre sedi in tutta Italia ci hanno comunicato che erano stati avvertiti dalle federazioni del PCI che il compagno Alceste aveva un recente passato fascista lasciando intendere, con mezze parole, che la matrice del delitto non era delle più chiare. La federazione del PCI di Reggio Emilia con uno zelo degno di miglior causa è stata il punto d'inizio di tutte queste voci, raccolte esclusivamente dalla questura e dall'antiterrorismo. Le stesse versioni, riprese sulla stampa revisionista del pomeriggio (per esempio Paese Sera a Roma) hanno continuato a circolare (sebbene in misura più sommessa) per tutto il giorno. Il PCI scelga le fonti dì informazione che preferisce, si rivolga pure alla Questura o all'Antiterrorismo per sapere la verità: sono affari suoi. Ma non c'è chi non veda, anche in questo piccolo episodio, un atteggiamento di paure, di subalternità, che nemmeno la vicinanza delle elezioni giustifica.
Alceste Campanile era un compagno molto conosciuto per il suo impegno e la sua militanza politica, e ben conosciuto anche dai compagni del partito comunista. A che cosa serve questa diffusione di notizie false, che dovranno necessariamente essere smentite, se esiste un minimo rispetto per la verità?
Sebbene con un nostro comunicato, trasmesso dall'ANSA nel pomeriggio di venerdì, avessimo smentito le affermazioni false, queste verranno riprese da molti giornali del mattino di sabato.
Il « Popolo », organo del la DC, insinua nel titolo che Alceste fosse un « infiltrato » e poi scrive « pare che la vittima frequentasse gli ambienti dei drogati: questo porterebbe ad un'altra pista. Droga o politica? » II Tempo, giornale coabitato da missini e democristiani, (il quotidiano degli assassini il Secolo, invece tace) riprende l'infamia « frequentava l'ambiente dei drogati. Può essere stato « giùstiziato perché sapeva troppo? », e naturalmente i NAP, intervista con uno degli inquirenti che dice « non dimentichiamo che giorni addietro l'antiterrorismo in collaborazione con la Questura di Parma compì una battuta nell'appennino parmense alla ricerca di Renato Curcio che qualcuno aveva segnalato da quelle parti ». L'Umanità di Tanassi scrive che Alceste era un « duro » (come il Popolo e il Giornale) ventilando che ci fossero dissensi con altri nostri compagni. I giornalisti della radio poi continuano a provocare apertamente avvalorando l'ipotesi dell'esecuzione compiuta dalla « sinistra extraparlamentare » contro un infiltrato. Come si vede il SID è riuscito a lavorare bene.
Non fa stupore per il Tempo, il Giornale, il Popolo, L'Umanità, La Nazione, che sono strumenti di provocazione cosciente ( ricordiamo episodi recenti dalla storia della vedova di Moranino e il KGB, o la campagna contro il movimento dei soldati direttamente provenienti dal SID); ma nemmeno stupisca che i grandi della borghesia, dalla Stampa al Corriere, al Messaggero raccolgano, in modo più o meno velato, gli stessi elementi.
L'inviato dell'Ansa scriveva venerdì che nel 1970 Campanile era stato iscritto al Fronte della Gioventù; sabato scrive che aveva aderito alla Giovane Italia all'età di 14 anni, nel 1967 e cioè quando era un ragazzino. L'Ansa, nella mattinata di sabato scrive (ore 10,40, servizio numero 60/1) che i carabinieri stavano battendo la pista dei NAP perché « in tasca il morto aveva due numeri telefonici e uno di questi corrisponderebbe a quello di uno dei covi dei NAP scoperti proprio a Napoli tempo addietro ».
La notizia viene smentita dopo un'ora (servizio 74/1, ore 11,53) in cui si dice « nessun legame è stato trovato finora tra Campanile e i NAP».
In particolare è stato precisato che uno dei numeri trovati in tasca al giovane non corrisponde — come si era sospettato in un primo tempo — a un covo dei NAP scoperto a Napoli, ma si riferisce invece all'abitazione di un giovane, amico del Campanile ed anch'egli iscritto a Lotta Continua.
Abbiamo citato questi pochi esempi tra i tanti — e annunciamo fin d'ora che quereleremo i giornali che hanno diffuso notizie false — non solo per dimostrare quanto questura e carabinieri siano in grado di condizionare l'informazione di questo paese, ma soprattutto perché è evidente che la questura e i carabinieri hanno votatamene innalzato una cortina di « false piste » per coprire qualcosa. (Oltre alla denuncia già pubblicata sul nostro quotidiano di oggi su movimenti di fascisti venuti da altre città e sui propositi dell'organizzazione nazista Legione Europa di Parma, la stessa implicata nell'assassinio di Mario Lupo, c'è per esempio una serie dì circostanze, riferite dal Messaggero, su movimenti di fascisti proprio nella zona dove è stato ucciso Alceste).
A Roma invece, con tempestività, il comitato di coordinamento antifascista tra giornalisti e poligrafici ha condannato il feroce assassinio di Alceste Campanile con queste parole: « Alceste è stato ucciso da quelle stesse bande fasciste che hanno sostenuto una campagna elettorale ricorrendo al terrorismo criminale, uccidendo studenti e lavoratori democratici, protette da una strategia dell'ordine pubblico manovrata allo scopo di lasciare ampio margine alle provocazioni e alle violenze nella illusione di raccogliere i frutti elettorali ».
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Chi sono, come agiscono e quali legami hanno i fascisti di Reggio Emilia
Per fare un quadro dell'attività, delle ramificazioni e dell'organizzazione fascista a Reggio Emilia occorre premettere
che questa localmente non ha mai avuto spazi politici e giuridici per le proprie attività pubbliche per la costante
vigilanza degli antifascisti.
Quando nel '68 i fascisti tentarono un corteo per i fatti di Cecoslovacchia, vennero prima accerchiati e poi disciolti
dall'iniziativa militante della base del PCI; un isolamento che si comprende dalla cautela con cui convocarono un
convegno. Nel!' invito diffuso si legge « da questo momento siete mobilitati per organizzare la partecipazione al
convegno alta-ltalia degli iscritti all'Unione, a Reggio Emilia: dovrà essere un'adunata organizzata in "punta di piedi"
onde non muovere le "acque malsane" e convogliare in quel triangolo della morte la nostra falange per offrire alla
nostra gente della fede e del dolore la bandiera tricolore della Repubblica Sociale: potrebbe essere una data
importante del rinnovamento di un fetido ambiente ».
Negli anni '68-69 tentarono anche di organizzarsi clandestinamente sotto la sigla del GAN con la direzione di Paolo
Pecoriello ospitato per un lungo periodo da Padre Rocca nel Convento dei Servi. Da costui Pecoriello ebbe la tanica
con cui tentò di incendiare la libreria Rinascita e la sede del Partito Radicale.
Oggi Padre Rocca continua impunemente a professare la propria fede fascista, come ben sanno le studentesse
dell' IPF dove questo figuro insegna. « Bruciato » dalla pubblica denuncia della sua attività, Pecoriello è costretto a
fare fagotto. Trasferitosi a Livorno diventerà uno dei massimi esponenti di Ordine Nero in Toscana, per questo sarà
arrestato nel quadro dell'inchiesta Violante.
Da questo momento viene deciso di fare di Reggio una piazza relativamente tranquilla: i più importanti squadristi
locali non si espongono più come nel passato: continuano però a partecipare ad attività squadriste in altre città o ad
esercitazioni paramilitari; in questo quadro rientra la partecipazione di Aleotti Franco, Valeriani Gianni, Ciglietti Olindo,
Medici Paolo, Zurlini Giscardo, Costetti Ennio, Boiardi Guido, Rocca Guido, Giorgi Bruno, Roberto Leoni, al campo
paramilitare del '72 a Salò.
Grazie ai contatti di Giorgi con alti gradi dell'esercito si ottenne l'attrezzatura necessaria. I finanziamenti furono
garantiti da alcuni industriali tra cui Gallinari e Degola (ras dell'edilizia e grande elettore democristiano) tramite
Ciglietti, attualmente nelle liste del MSI. Chi dirigeva la delegazione di Reggio, era Roberto Leoni. Tutti costoro
rappresentano per vari aspetti l'elite degli squadristi di Reggio e molti di loro hanno dimostrato più volte di avere
numerosi e stabili rapporti con altre centrali eversive.
Valeriani, denunciato alcuni mesi fa per detenzione abusiva di armi, è stato colui che ha fornito a Riccardo Bonazzi,
l'assassino di Mario Lupo, l'alibi falso per il 25 agosto '72. Paolo Medici ha fatto parte per qualche tempo della guardia
del corpo di Almirante con cui si è fatto spesso fotografare, ed è stato arrestato a Milano per azioni squadristiche nel
1970.
Ennio Costetti ha avuto residenza per un mese circa all'inizio del '75 a Milano, da lì è tornato con una macchina
nuova (BMW) e gira costantemente armato di pistola. Bruno Giorgi non ha più residenza fissa a Reggio Emilia da
qualche anno. Molto esperto nel maneggiare le armi, è tornato nella nostra città come presentatore degli « Hell
Drivers» e di un gruppo di maestri di karaté che hanno fatto una tournée in Italia in un circo.
Nei giorni di permanenza a Reggio ha frequentato la palestra « Mister Club » gestita dai giovani monarchici. Roberto
Leoni, sfruttatore di donne, dirigente locale della Giovane Italia, è intimo amico di Pecoriello ed è famoso per essere
stato colto in flagrante mentre tentava di piazzare una bomba davanti alla sede del MSI. Leoni è indicato anche come
il responsabile della cellula eversiva « Fascismo Italia XV legione » (...).
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