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1975-06-17 - Di nuovo a Reggio Emilia Stampa E-mail
mercoledì, 08 dicembre 2004
 
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Di nuovo a Reggio Emilia

Sgomento, dolore, rabbia; questi sentimenti attraversano Reggio Emilia dopo I'assassinio di Alceste Campanile. II modo feroce dell'assassinio, la sua predeterminazione, la scelta del momento, sono aitrettanti elementi di una situazione che appare agli occhi dei compagnl, degli antifascisti, come una svolta inattesa e inaudita.
Dal luglio '60 una clttà come Reggio Emilia non aveva dovuto conoscere episodi rilevanti di violenza fascista e poliziesca. Tanto piu risalta oggi la sproporzione fra la ferocia delta sfida assassina e quella teoria del "civile confronto" che la sinistra tradizionale esalta, nella illusione di esorcizzare, in queste zone, la violenza della reazione. Lo sgomento, I'attenzione, la tensione, si avvertivano fisicamente nelle migliaia di lavoratori, di vecchi, di donne che sabato facevano siepe ai lati del corteo funebre.
Un corteo grande, duro, rosso, composto soprattutto dalle migliaia e migliaia di compagni di Lotta Continua affluiti a Reggio spontaneamente, in poche ore, in treno, in auto, con furgoni improvvisati, con t'autostop. Non a caso il giornale radio aveva continuato per tutto il giorno, mentendo, a dire che i funeral! si sarebbero svolti il giorno dopo. Sull'autostrada per Reggio, in una giornata afosa, era una fila ininterrotta di macchine con targhe piu diverse, cariche di giovani, con le facce serie, con ! pugni chiusi quando si incrociavano.
Hanno continuato ad arrivare per tutto il pomeriggio, i compagni dl Torino, della Lombardia, del Veneto, del Trentino, di Trieste, della Liguria, dell'Emilia, della Toscana, di Roma, delle Marche, operai, studenti. Gli stessi che in un agosto di tre anni fa erano accorsl a Parma, intorno a Mario Lupo, e che ogni anno hanno ripetuto quell'appuntamento; gli stessi che nell'agosto di un anno fa erano a Bologna, dopo . la strage delI'ltalicus.
Arrivati alia spicciolata, hanno attraversato Reggio in cordoni compatti, migliaia e migliaia, con i loro striscioni, con le parole d'ordine dl questi mesi di lotta, con le loro canzoni « di nuovo a Reggio Emilia ». Davanti, con la bara portata a spalle dai compagni di Reggio, con i genitori di Alceste, c'era la mamma di Mario Lupo. In piazza, dopo il sindaco comunista, Bonazzi, ha parlato il compagno Bolis, commosso, per dire che la gente che era lì, con gli occhi bagnati, è gente che sa piangere, ma che non conosce la disperazione. Per dire che cosa significano per i rivoluzionari, per chi ha imparato a conoscere la pienezza dell'impegno di vivere, i loro morti. Per dire qual'è il segno di questo nuovo crimine, e quale ne è la paternita politica, dagli assassin! delle giornate di aprile al varo delle leggi d'ordine, a un attacco reazionario che attraversa gli anelli successivi di una catena che mira al cuore della classe operaia, dai braccianti di Cagliari ai disoccupati di Napoli, alla perquisizione del sindacato a Taranto, all'aggressione poliziesca alI'OM di Milano.
E per rispondere anche, con serenità ma con fermezza, a chi, nella sua frenesia settaria, aveva osato parIare, il giorno prima, di « estranei provocatori». E' con rispetto e amore che abbiamo sempre guardato a Reggio Emilia — ha detto Bolis — alia lezione del fratelli Cervi, della resistenza contro la polizia di Scelba, contro I'avventura di Tambroni. Ed è per questo che non siamo « estranei » né qui, né dovunque ci si batta contro il fascismo e i padroni; siamo al nostro posto, siamo dalla parte giusta, come aveva imparato a esserlo il compagno Alceste.
A Reggio Emilia, oggi, I'impegno dei compagni è smascherare gli autori e i mandanti diretti di un crimine intollerabile; e insieme promuovere la chiarezza e la mobilitazione tra le masse. II modo dell'assassinio, il luogo seelto per consumarlo, dicono senza equivoci quale sfida è in esso contenuta a tutto il movimento popolare, ben oltre le elezioni. Gli obiettivi piu immediati sono quelli dell'epurazione capillare dei fascisti, della chiusura del covo di via Roma, della destituzione dei funzionari che piu si sono distinti nelI'infame tentativo di infangare la mernoria del compagno Alceste - come il capitano dei carabinieri Gallese.

REGGIO EMILIA - Mercoledi alle 20,30 comizio in piazza Prampolini. Parlerà il compagno Michele Colafato.

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Reggio Emilia: dopo 3 giorni le indagini scoprono i fascisti

REGGIO EMILIA, 16 — Alcuni element! e una direzione diversa alle indagini sono le novità emerse nella giornata di domenica e lunedi. Ci si è finalmente decisi da parte degli organi di polizia e della Magistratura a convocare in qualità di testi alcuni noti e importanti squadristi parmensi.
leri verso le 16,45 sono comparsi in questura Claudio Mutti, Mario Bonazzi fratello del'assassino di Mario Lupo, Pietro Montruccoli e Merlo Gemello. Mutti è senz'altro il personaggio piu in vista tra questi: borsista ail'università di Bologna, il Mutti risiede a Parma da molti mesi. Intimo amico di Freda e Ventura e Giannettini fu arrestato a Parma il 12 maggio 1974 con addosso una lettera di Freda dal carcere che provava le sue funzioni di tramite tra i due nazisti padovani e Giannettini.

Accusato dell'attentato di via Arnaud a Bologna e di quello alla Casa del popolo di Moiano è stato poi successivamente rimesso in libertà, guarda caso, per malferme condizioni di salute.

(...)

Le autorità inquirenti sono anche alla ricerca di una BMW di colore chiaro targata Parma, transitata lungo la strada dell'assassinio per ben tre volte all'ora circa in cui Alceste fu ucciso: la prima volta con 4 persone a bordo le altre solo con 3. Un noto fascista parmense è proprietario di un'auto che corrisponde a queste caratteristrche.

Le ultime notizie che si hanno dalla questura sono dell'arresto a Parma di un giovane di 24 anni, in possesso a Montecchio, la sera dell' omicidio di una pistola. Non sono state date le generalità, né le circostanze in cui è stato visto a Montecchio, né il calibro dell'arma.

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Il comunicato degli avvocati di parte civile

I parenti del compagno Alceste hanno nominato come avvocati di parte civile i compagni del Collettivo politico giurìdico di Bologna, i quali hanno emesso il seguente comunicato:

REGGIO EMILIA, 14 — La difesa della parte civile di Alceste Campanile si fa interprete del profondo sdegno della famiglia di fronte al tentativo di gettare fango sulla figura personale e politica di Alceste, di cui portano gravissime responsabilità alcuni organi inquirenti, certi mezzi di informazione, in primo luogo la RAI-TV.

In particolare deve denunciare la responsabilità assunta da un ufficiale dei carabinieri che nella tarda serata di ieri 13 giugno, ha lasciato trapelare la notizia di un collegamento tra Alceste Campanile e i NAP. Ancora più evidente appare l'assoluta gratuità di un simile atteggiamento che ha trovato eco sulla stampa ispirata cinicamente con scopi evidenti di confusione elettorale, se solo si pensi che questa diffamatoria illazione aveva come unico pretestuoso appiglio il ritrovamento fra le carte della vittima del numero telefonico del noto critico, sceneggiatore cinematografico Goffredo Fofi, residente a Napoli. Poiché la personalità umana e politica di Aiceste Campanile così come descritta da tutti coloro che l'hanno conosciuto, risalta per coerenza morale, limpidezza di rapporti, civile impegno antifascista e calore umano, denunciamo i fatti sovraesposti e ci riserviamo di tutelare con ogni mezzo la sua memoria.

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Legione Europa: un nome nuovo per gli squadristi di sempre

L'assassinio del compagno Alceste Campanile non è maturato solo nella città di Reggio, né deve essere attribuito alla volontà omicida di qualche fascista locale, come si è tentato di fare a Milano con i compagni Claudio Varalli e Alberto Brasili. E intanto gli assassini rimangono liberi di circolare e di uccidere ancora. Leggiamo nel programma di « Legione Europa »: " la nostra parola d'ordine è distruggere tutti i marxisti ". E' questo programma che nella ferocia dei più fanatici esecutori diventa pratica di assassinio.

Ma che cosa è Legione Europa e perché noi oggi indichiamo negli assassini che si sono uniti sotto questa sigla, quelli che hanno colpito a morte i compagni Varalli, Brasili e Campanile?

Leggiamo su « Opinione pubblica » il settimanale della destra emiliana, nel numero del 10 maggio '75, documenti comprovanti l'esistenza di una nuova organizzazione eversiva fascista in Emilia e sul territorio nazionale. L'ipotesi che vi si prospetta è una tendenza all'unicazione organizzativa e politica di tutti i gruppi fascisti che si dichiarano a destra del MSI. Noi sosteniamo che questa non è solo una tendenza ma che è già una realtà attiva e operante e non si tratta solo di unità d'azione tra gruppi diversi già sperimentata in passato è fallita (lo dice l'amm. Casaldi, quando parla del piano complessivo che comprendeva l'attentato a Rumor di Berteli, tutta l'operazione di aprile da portare avanti da parte del MSI, eccetera). Dopo quel clamoroso fallimento c'è stata una grossa riorganizzazione.

Hanno proceduto alla riunificazione dei gruppi terroristici, delle loro strutture organizzative, degli uomini e dei canali di finanziamento. Fino ad allora avevano sperimentato solo unità d'azione, da questo momento in poi essi trovano la testa dirigente che era sempre mancata, che darà loro indicazioni e che tenderà a bloccare le iniziative impreparate, le iniziative non necessarie alla DC per mantenere e rafforzare il suo ruolo di partito di regime.

Ma torniamo a « Opinione Pubblica ». Vi si afferma che la nuova sigla dietro cui si raccolgono i terroristi è « Legione Europa »; subito dopo la sua costruzione a Salò il 23 dicembre del '74 il battesimo del fuoco è a Milano con il primo grave attentato contro gli uffici comunali e immediatamente dopo contro il palazzo di giustizia. Abbiamo ragione di credere che la « Legione Europa » sia un gruppo terroristico composto da più nuclei operativi che con la firma "Ordine Nero" ha rivendicato dal novembre del '73 a metà del '74 gli attentati più sanguinosi in tutta Italia, al quale oggi si è applicata una nuova etichetta.

L'identità tra Ordine Nero e Legione Europa è dimostrata in primo luogo della identiità di programma: comincia attaccando uffici pubblici sulla base di una teoria che lo stato « democratico e partitocratico » è marcio, per arrivare al massacro dei compagni con la parola d'ordine: « distruggere il marxismo ». Gli appartenenti a questo schieramento terrorista sono stati reclutati tra i fascisti più noti e in altri gruppi fascisti, ad esempio nell'ex gruppo di Ordine Nuovo e soprattutto il gruppo di Avanguardia Nazionale che è stato quello che ha fornito il maggior numero di squadristi pronti a tutto. Non lo sappiamo solo noi, lo sanno anche tutte le questure di Italia, alle quali gli appartenenti ad Avanguardia Nazionale sono stati segnalati come i più pericolosi e attualmente in una grossa fase riorganizzativa.

Dopo l'invenzione del nuovo nome, mentre il gruppo di Milano si mette prontamente all'opera, e un altro viene scoperto mentre prepara una serie di attentati, al quattordicesimo e al quindicesimo gruppo di Parma e di Reggio Emilia, viene dato ordine di non muoversi fino al 20 maggio, data di inizio del processo per Mario Lupo, e così hanno il tempo di fare delle scritte sui muri presentando la loro firma e il loro simbolo. Nei giorni scorsi sono state viste facce nuove di fascisti venuti da fuori, qui a Reggio Emilia.

Per quanto riguarda le note personali su Ferdinando Caggiano, pubblicate in Opinione pubblica, secondo cui risulta essere uno dei cordinatori fra i gruppi di Parma, di Reggio Emilia e quelli di Milano, ecco la scheda.

Ferdinando Caggiano nato a Milano il 16-9-53 e qui residente. E' stato condannato a tre anni di reclusione per aver fornito le bombe SRCM usate per uccidere l'agente Marino il 12 aprile 73 e per favoreggiamento personale, resistenza ed adunata sediziosa. Il suo ruolo in quella vicenda del 12 aprile è importante. E' lui il fascista che aiuta Murelli a fuggire da Milano ed è lo stesso che salito in macchina con Davide Petrini recupera le bombe SRCM in via Galvanesco. Naturalmente giura di non essere stato a conoscenza dell'uso a cui erano riservate. Ferdinando Caggiano è un personaggio molto importante nell'organico di Ordine Nero, e quindi oggi in Legione Europa e la polizia ne è perfettamente a conoscenza, ai punto che il 23 dicembre '74 ordina di perquisire la sua abitazione, perquisizione preventiva rispetto ad un attentato che doveva essere portato a termine nei giorni di Natale. La polizia era già a conoscenza di riunioni tenute in un bar e nella sede CISNAL di via Torino 48 a Milano, a cui Caggiano aveva partecipato con altri esponenti di Ordine Nero. Caggiano viene arrestato mentre cerca di fuggire dalla finestra e con addosso una pistola. Era stato arrestato in precedenza e poi assolto per insufficienza di prove per gli attentati al commissariato di via Zecca Vecchia, via Poma, e piazza Piola, a Milano, del 30-4-74.

Viene arrestato mentre sale in macchina con Ferdinando Alberto e Livio Giachi, pochi minuti dopo lo scoppio della bomba di via Zecca Vecchia. E' molto verosimile che i tre che tra l'altro costituiscono uno dei primi nuclei dì Ordine Nero a Milano, c'entrassero direttamente con l'attentato. Uscivano invece dalla riunione svoltasi nella boutique di Anna Maria Cavagnoli, moglie del Rognoni, capo di Ordine Nero ora latitante, situata per l'appunto in via Zecca Vecchia. E' questo il personaggio che scrive al responsabile del 14" gruppo di Parma, Legione Europa: « dovresti mandarmi un paio dei tuoi perché si familiarizzano con la topografia di Milano per la serie di azioni in programma ». La lettera è datata 20 ottobre 74.

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