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1975-07-08 - I consigli di fabbrica centri permanenti di lotta antifascista Stampa E-mail
venerdì, 10 dicembre 2004

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Un comunicato del CdF (Consiglio di Fabbrica) della Lombardini sull'assassinio di Alceste Campanile: basta con le indagini a sinistra, siano puniti gli ambienti fascisti e loro connivenze

I consigli di fabbrica devono diventare centri permanenti di lotta antifascista

REGG'IO EMILIA, 7 - Il consiglio di fabbrica della Lombardini ha emesso il seguente comunicato:

« Le indagini in corso sulla uccisione di Alceste Campanile, giovane militante di Lotta Continua, dopo un avvio che ha tentato di dar fiato alle ipotesi più devianti da quella che è l'inequivocabile marca fascista del delitto (Nap, B.R. e droga), permangono a uno stadio del tutto insoddisfacente, se non addirittura di provocatoria diversione.
Dopo che pesanti elementi di sospetto erano emersi a carico di un gruppo di fascisti di Parma facenti capo al nucleo locale della Legione Europa (in particolare Ballabeni, che ha ammesso di aver steso le dichiarazioni di un volantino, a firma appunto legione Europa, rivendicante la paternità del feroce assassinio e che si trova attualmente in carcere per attentati terroristici compiuti in precedenza a Milano), gli inquirenti stanno ora battendo con affanno fantomatiche « piste rosse »; conducono indagini e interrogatori quasi esclusivamente a sinistra; perquisiscono ancora abitazioni di militanti di Lotta Continua come di altri partiti e organizzazioni della sinistra; oppure rispolverano piste così dette « comuni « che già hanno mostrato la loro infondatezza.

Il CdF Lombardini esprime la propria vibrata protesta per una conduzione delle indagini che ritarda e offusca l'accertamento della verità, chiede che piena luce sia fatta su esecutori, complici mandanti, ispiratori dell'assassinio, eventuali connivenze nello stesso apparato dei servizi di sicurezza dello stato e delle sue appendici locali (su cui gravi sospetti pesano tuttora), che si individui, si colpisca, si punisca in quegli ambienti fascisti che da anni, anche nella nostra regione, alimentano la strategia della tensione e del terrore.

La profonda preoccupazione per un delitto fascista che, alla vigilia di una scadenza elettorale di decisiva importanza politica quale è stata quella del 15 giugno e con manifesti intenti di provocazione e di intorbidimento nel confronto elettorale, non ha risparmiato neppure una città come la nostra, con tradizioni di ferma vigilanza antifascista e profonde radici democratiche e che si credeva perciò immune da atti di tal natura; la consapevolezza che in Emilia Romagna esiste una fitta rete di organizzazioni criminali fasciste (cui la zona tra Reggio e Parma fornisce una serie consistente di « quadri »), autori di attentati terroristici e di atti di criminalità politica in stretto collegamento con le centrali eversive della Lombardia e in particolare di Milano, deve tradursi, noi crediamo, in un rinnovato impegno di vigilanza e di mobilitazioni di massa che sia in grado di dotarsi di nuovi strumenti di controllo, di informazione e cotroinformazione, di iniziativa antifascista.

Occorre in particolare che, in collegamento stretto con il comitato antifascista, con le assemblee elettive e i consigli di quartiere, gli strumenti della democrazia operaia, e primi tra tutti i CdF e i CdZ, divengano centri di controllo e lotta antifascista permanente, di inviduazione e di denuncia pubblica assumendo responsabilità anche per una azione di denuncia diretta alla stessa magistratura delle attività e dei movimenti dei gruppi fascisti; ma siano al tempo stesso capaci di collegare la battaglia per la difesa e il consolidamento della democrazia, per minare alla radice l'eversione nera e modificare profondamente il sistema di potere che le fornisce spazi e copertura, alla lotta in fabbrica e nel territorio per cambiare concretamente, le condizioni di lavoro, per imporre nuove scelte economiche e un diverso modello di sviluppo.
Gli avvenimenti susseguitisi negli ultimi anni, dimostrano infatti che, comunque cerchino di mascherarsi, le radici del terrorismo sono di stretta marca fascista, con connivenze e complicità che, ben addentro oramai nella struttura dello stato, fanno capo a quelle forze che della strategia della tensione, spesso coperta dalla sciagurata teoria degli opposti estremismi, fanno uso per sfuggire alle esigenze di créscita e rinnovamento delle masse popolari sul terreno economico, sociale, dello sviluppo della democrazia, che compiono scelte recessive in politica economica, facendo pagare ai lavoratori i gravissimi costi della crisi e non colpiscono il terrorismo nero individuandolo come risposta alle masse operaie per imporre scelte e contenuti e modi profondamente diversi di sviluppo ».

Consiglio dì Fabbrica della Lombardini


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