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La nostra risposta
Il rispetto più profondo per il dolore dei famigliari di Alceste, la stima e la solidarietà piena di affetto per la madre del nostro compagno, la pena di trovarci di fronte a una situazione triste che mai avremmo creduto di dover vedere e mai avremmo voluto vedere, non può esimerci dal prendere posizione nella maniera più ferma e netta sulle irresponsabili dichiarazioni di Vittorio Campanile, se esse corrispondono a quanto la stampa ne riferisce.
Il padre di Alceste avrebbe detto, fra l'altro, che « chi ha ucciso si è preoccupato subito che la morte di Alceste venisse risaputa nel più breve tempo possibile poche ore prima delle elezioni. Anche i comunicati diramati subito dopo il fatto da Lotta Continua, riletti oggi assumono un significalo diverso ».
Rispetto a questa, e altre affermazioni riferite dai giornali, noi siamo costretti a querelare, con ogni facoltà di prova, Vittorio Campanile. Non certo perché ci muova qualche malanimo verso di lui, né per tutelare la nostra organizzazione da calunnie infamanti; bensì perché a noi, non meno che a chiunque altro, sta a cuore di arrivare a sapere tutta la verità sull'assassinio di Alceste — e quando la verità si rivelasse diversa da quello che noi fermamente crediamo, di fronte a qualunque verità diversa, noi resteremo i primi a volerla conoscere e a volere giustizia. Se la decisione cui il padre di Alceste ci costringe potrà contribuire a questo fine, sia la benvenuta.
Ricordiamo alcune cose. C'è un'altra querela, firmata dalla mamma di Alceste, contro il foglio fascista « Candido », che aveva sostenuto una tesi come quella che ora viene ripetuta, che era arrivato a scrivere che Alceste era una spia della polizia che aveva indicato la fonte di queste infamie a un esponente dei carabinieri. Ebbene, quella querela, tempestivamente presentata, giace chi sa dove mentre la legge imporrebbe il procedimento per direttissima. In quello stesso foglio fascista, si falsificava la data di un volantino del Fronte della Gioventù di minacce contro Alceste: come è possibile che di quel volantino non abbia fatto cenno Vittorio Campanile,
così come della lettera della Legione Europa che rivendicava la paternità dell'assassinio?
E come è possibile che arrivi, ad additare al sospetto il nostro comunicato dopo l'assassinio di Alceste? Che cosa si aspettava, che attribuissimo l'assassinio a Lotta Continua, e che ci convincessimo che Mario Lupo si era davvero infilzato da sé dentro un coltello incolpevole?
La verità è che questa inchiesta non esiste, se non a strappi, è solo indirizzata a sinistra. La Verità è che l'inchiesta è congelata, e solo ogni qualvolta noi torniamo a premere perché vada avanti, le si da uno scossone, sempre diretto contro compagni. E' volontà di arrivare alla verità, questa, o volontà di intimidire e dì seppellire la verità?
Dal giorno dell'assassinio di Alceste, le nostre migliori energie sono impegnate a scoprire la verità. Vittorio Campanile non è tenuto ad avere fiducia nei nostri compagni, ma deve al dolore e alla volontà di giustizia dei nostri compagni lo stesso rispetto che essi hanno — e hanno in ogni modo provato — per il suo dolore.
A Parma, alla fine di agosto, a tre anni dall'omicidio di Mario Lupo, abbiamo denunciato fermanente la condizione dell'inchiesta di Reggio Emilia. Abbiamo chiesto fermamente come fosse possibile non imputare di concorso in omicidio un terrorista nero che viene pescato con le mani nel sacco mentre invia la lettera che rivendica l'assassinio; la stessa carogna che aveva acquistato i coltelli degli assassini di Lupo.
Abbiamo chiesto fermamente che gli inquirenti dicessero perché, pochi giorni prima di essere ammazzato, Alceste Campanile aveva subito una perquisizione. Su quali elementi? Se c'erano elementi, perché non sono venuti fuori? E se non ce n'erano, non è autorizzato ogni interrogativo sull'ampiezza della trama che ha portato a questo bestiale assassinio.
«Non guarderò in faccia a nessuno finché non avremo catturato gli assassini — ha detto anche Vittorio Campanile — Non mi fanno paura ».
Noi diciamo lo stesso.
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