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2005-08-25 - Gazzetta di Reggio – “Bellini nasconde i veri mandanti” Stampa E-mail
Lo zio di Alceste invita l'ex primula nera a dire fino in fondo la verità in procura
di Massimo Sesena e Tiziano Soresina

In procura le indagini sull'omicidio di Alceste Campanile — freddato il 12 giugno 1975 sulla strada Reggio-Montecchio — sono ritenute chiuse da alcuni giorni, ma per Vittorio Campanile, zio del 22enne militante di Lotta Continua, le confessioni sull'omicidio di Paolo Bellini mancherebbero di un tassello importante: i mandanti del delitto. Dagli Stati Uniti lo zio ha inviato alla «Gazzetta» una lettera in cui invita apertamente l'ex primula nera a dire fino in fondo la verità, convinto che il nipote sia stato fatto fuori, trent'anni fa, su ordine di persone ancor oggi molto potenti.
Per Vittorio Campanile si era voluto chiudere per sempre la bocca di un giovane che «sapeva troppo» e Bellini si sarebbe prestato a mettere fine alla vita di Alceste per ingraziarsi persone influenti che si sentivano minacciate, da un 22enne ben informato su vicende scottanti.
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TROPPI MISTERI. Un omicidio premeditato che, secondo lo zio, ha tanti aspetti ancora misteriosi e che solo Bellini può chiarire.
Che sia stato un delitto curato nei minimi particolari lo pensa anche il procuratore capo Italo Materia che, in sette mesi, ha ultimato l'attività investigativa.
Ma Vittorio Campanile — pediatra che svolge la professione negli Usa — crede solo fino ad un certo punto alle confessioni di Bellini: lo descrive come un uomo impau-rito, che teme per la propria pelle, perché trent'anni fa la sua pistola fece fuoco su Alceste per eseguire ordini dati da gente molto in alto, ancor oggi in grado di punirlo con la morte se non saprà mantenere il segreto sui motivi di quel delitto che sembra irrisolvibile. Insomma per lo zio statunitense saremmo di fronte all'ennesimo mistero d'Italia su cui Bellini avrebbe sollevato solo parte dei veli.
CINQUE INDAGATI. Sulla base delle rivelazioni di Paolo Bellini sono finiti sul registro degli indagati non solo l'ex primula nera ma anche altro quattro persone. I presunti quattro complici hanno alzato un muro («Quell'uomo ha mentito») contro le affermazioni del loro vecchio amico frequentato negli ambienti di destra emiliani degli anni Settanta.
Le rivelazioni sull'omicidio di Alceste Campanile sono di fuoco per i presunti complici: i coniugi parmigiani Piercelso Mezzadri e Franca Tanzi sarebbero i mandanti di quel delitto descritto come dettato dall'odio politico per uno come Alceste che aveva prima militato nella destra per poi passare a Lotta Continua.
DUE ASSASSINI. Mentre Luigi Leoni (figura di spicco della destra reggiana) avrebbe esploso uno dei due colpi mortali («Era con me in auto quando incrociammo Campanile»). Infine Piero Firomini avrebbe fatto sparire la pistola (una Walther Ppk calibro 7.65) messa a disposizione dalla coppia di Parma per il delitto.
Una ricostruzione che non convince lo zio di Alceste, che ritiene troppo semplicistica e di basso profilo la motivazione e soprattutto il movente del delitto del nipote.
Campanile spera in un sussulto d'onesta e di coraggio di Bellini e indica nel magistrato a capo della procura l'interlocutore giusto con cui liberarsi. Forse dietro quei due colpi di pistola — al cuore e alla nuca di un ragazzo di 22 anni — sparati mortalmente trentanni fa si celano motivazioni su cui nessuno è mai riuscito davvero ad entrare.



"Delitto voluto da persone potenti"
Chiesto in una lettera un atto di coraggio all'ex bandito ora in cella

Paolo, è lo zio di Alceste che ti parla col cuore aperto. Ti prego, apri anche tu il tuo cuore e la tua mente ed ascoltami attentamente. Quando nel'99 confessasti di aver ucciso Alceste, mi dissi: «Grazie Signore! Finalmente conosceremo la verità e la verità ci farà liberi» (Vangelo di Giovanni, 8:32). Tutti liberi: noi che da trent'anni siamo ancora nell'ansia giornaliera di voler conoscere i chi ed i perché. Ma soprattutto tu, finalmente libero dal peso che grava sulla tua coscienza.
Ti confesso che ci hai deluso. Non basta dire: «Sono stato io ad uccidere Alceste»; devi andare fino infondo e dire tutta la verità. Come ben sai, dapprima dicesti di aver preso a bordo Alceste che faceva l'autostop e l'uccidesti, da solo, perché una sera lo avevi sorpreso, con un amico, nei pressi di casa tua con una tornea di benzina. Dichiarazione falsa perché, come ben sai, furono due colpi di pistola, due pistole diverse, due mani omicide. Poi parlasti dell'omicidio politico di destra perché Alceste aveva «tradito». Anche questo è falso. Non si uccide un giovane di 21 anni perché a 15 anni fu iscritto per poco tempo alla Giovane Italia. Pensa, Alceste aveva solo un anno meno di te. Alceste non era un ideologo; non era un Matteotti, né un Granisci.
Alceste, come te e tanti altri giovani della sua età, era in cerca, in quegli anni turbolenti, della formazione politica che rispondesse ai suoi ideali di giustizia sociale. Cosa che non trovava in Lotta Continua che stava per lasciare perché «priva di ogni valore umano». Alceste, quindi non costituiva alcuna minaccia alla destra e la tesi del «delitto di marca fascista», come sai bene, fu una cortina di fumo sollevata dal Pci per raggiungere i suoi fini politici. Tu uccidesti Alceste perché sapeva troppe cose che non doveva sapere e, se avesse parlato, avrebbe fatto saltare più di qualche persona altolocata: i tuoi mandanti. Quindi Alceste costituiva un pericolo da essere eliminato d'urgenza.
Che cosa sapeva Alceste di così grave importanza e compromettente da fargli dire alla madre, più di una volta, «Tanto, prima o poi mi faranno fuori»? Sappiamo che era a conoscenza del riciclaggio per Reggio del riscatto Saronio e, secondo me, sapeva ben altre cose, più scottanti, apprese forse nel suo viaggio in Sicilia nel '74. Perché non poni fine alla commedia e dici tutta, ma tutta la verità? Hai detto che in macchina c'era un'altra persona con te. Bene, primo spiraglio di luce. Cade la tesi dell'omicidio occasionale. Subentra l'ompcidio premeditato. Ora devi dire il nome di quell'amico o compagno di Alceste che servì da esca per far scattare lei trappola, senza la cui partecipazione l'omicidio non avrebbe potuto aver luogo. Chi fu? Fu per caso quel Fantuzzi che aveva le chiavi della casa di Alceste in via Ariosto e che quella sera doveva fare il trasloco? Chi fu? Fu un'altra persona? Perché non riveli i nomi dei mandanti? Io so perché: perché hai paura. Hai paura che i mandanti, ancora al potere, possono raggiungerti anche in carcere. Strano! Un Paolo Bellini che ha paura! Bellini teme «coloro che uccidono il corpo» più di «colui che può far perire l'anima» (Vangelo di Luca 12:4-5). Alceste, pur sapendo di essere stato condannato a morte, non aveva paura. Vedi, Paolo, l'uccisione di Alceste, il tuo primo omicidio, ti sembrò un «atto coraggioso» che, alla età di 22 anni, conferiva a te prestigio e grande importanza. Devi ammettere con me, ora che sei maturo, che, in fondo, fu una vigliaccheria uccidere un giovane inerme, tradito come Cristo da un Giuda, ed in quella orribile maniera. Non ci vuole «coraggio» per premere il grilletto, ci vuole «fegato». Fegato ne avesti, coraggio no.
Perché, lasciami dire, un «atto coraggioso» presume un fine morale. La madre che muore cercando di salvare il figlio, il pompiere che muore o è ferito durante un incendio: questi sono «atti coraggiosi»; il tuo, no. Coraggio invece hai dimostrato quando ti accusasti dell'omicidio di Alceste: un atto morale. Ma poi ti è venuto meno. Quello che ovviamente dimostri di non comprendere, Paolo, è che, pur essendo stato uno degli esecutori materiali del delitto, tu sei vittima, come Alceste, dei mandanti che tu ostinatamente continui a proteggere col tuoi silenzio. Io credo che infondo al tuo cuore c'è ancora qualcosa di buono, un residuo di dignità personale ed il desiderio di riabilitarti completamente; altrimenti, non avresti mai parlato. Ti prego quindi, per quello che hai di più caro e prezioso al mondo, non continuare a proteggere col tuo silenzio coloro che non si sono mai curati di te (se si fossero curati, non ti avrebbero avviato al male). Rivela al magistrato Italo Materia tutta la verità che tu sai. Cosi, saremo tutti liberi, tu e noi. Amen.


Emanuele Campanile

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