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Lo zio di Alceste invita l'ex primula nera a dire fino in fondo la verità in procura
di Massimo Sesena e Tiziano Soresina
In procura le indagini sull'omicidio di Alceste Campanile — freddato il
12 giugno 1975 sulla strada Reggio-Montecchio — sono ritenute chiuse da
alcuni giorni, ma per Vittorio Campanile, zio del 22enne militante di
Lotta Continua, le confessioni sull'omicidio di Paolo Bellini
mancherebbero di un tassello importante: i mandanti del delitto. Dagli
Stati Uniti lo zio ha inviato alla «Gazzetta» una lettera in cui invita
apertamente l'ex primula nera a dire fino in fondo la verità, convinto
che il nipote sia stato fatto fuori, trent'anni fa, su ordine di
persone ancor oggi molto potenti. Per Vittorio Campanile si era voluto chiudere per
sempre la bocca di un giovane che «sapeva troppo» e Bellini si sarebbe
prestato a mettere fine alla vita di Alceste per ingraziarsi persone
influenti che si sentivano minacciate, da un 22enne ben informato su
vicende scottanti.

TROPPI MISTERI. Un omicidio premeditato che, secondo lo zio, ha tanti aspetti ancora misteriosi e che solo Bellini può chiarire.
Che sia stato un delitto curato nei minimi particolari lo pensa anche
il procuratore capo Italo Materia che, in sette mesi, ha ultimato
l'attività investigativa.
Ma Vittorio Campanile — pediatra che svolge la professione negli Usa —
crede solo fino ad un certo punto alle confessioni di Bellini: lo
descrive come un uomo impau-rito, che teme per la propria pelle, perché
trent'anni fa la sua pistola fece fuoco su Alceste per eseguire ordini
dati da gente molto in alto, ancor oggi in grado di punirlo con la
morte se non saprà mantenere il segreto sui motivi di quel delitto che
sembra irrisolvibile. Insomma per lo zio statunitense saremmo di fronte
all'ennesimo mistero d'Italia su cui Bellini avrebbe sollevato solo
parte dei veli.
CINQUE INDAGATI. Sulla base delle rivelazioni di Paolo Bellini sono
finiti sul registro degli indagati non solo l'ex primula nera ma anche
altro quattro persone. I presunti quattro complici hanno alzato un muro
(«Quell'uomo ha mentito») contro le affermazioni del loro vecchio amico
frequentato negli ambienti di destra emiliani degli anni Settanta.
Le rivelazioni sull'omicidio di Alceste Campanile sono di fuoco per i
presunti complici: i coniugi parmigiani Piercelso Mezzadri e Franca
Tanzi sarebbero i mandanti di quel delitto descritto come dettato
dall'odio politico per uno come Alceste che aveva prima militato nella
destra per poi passare a Lotta Continua.
DUE ASSASSINI. Mentre Luigi Leoni (figura di spicco della destra
reggiana) avrebbe esploso uno dei due colpi mortali («Era con me in
auto quando incrociammo Campanile»). Infine Piero Firomini avrebbe
fatto sparire la pistola (una Walther Ppk calibro 7.65) messa a
disposizione dalla coppia di Parma per il delitto.
Una ricostruzione che non convince lo zio di Alceste, che ritiene
troppo semplicistica e di basso profilo la motivazione e soprattutto il
movente del delitto del nipote.
Campanile spera in un sussulto d'onesta e di coraggio di Bellini e
indica nel magistrato a capo della procura l'interlocutore giusto con
cui liberarsi. Forse dietro quei due colpi di pistola — al cuore e alla
nuca di un ragazzo di 22 anni — sparati mortalmente trentanni fa si
celano motivazioni su cui nessuno è mai riuscito davvero ad entrare.
"Delitto voluto da persone potenti"
Chiesto in una lettera un atto di coraggio all'ex bandito ora in cella
Paolo, è lo zio di Alceste che ti parla col cuore aperto. Ti prego,
apri anche tu il tuo cuore e la tua mente ed ascoltami attentamente.
Quando nel'99 confessasti di aver ucciso Alceste, mi dissi: «Grazie
Signore! Finalmente conosceremo la verità e la verità ci farà liberi»
(Vangelo di Giovanni, 8:32). Tutti liberi: noi che da trent'anni siamo
ancora nell'ansia giornaliera di voler conoscere i chi ed i perché. Ma
soprattutto tu, finalmente libero dal peso che grava sulla tua
coscienza.
Ti confesso che ci hai deluso. Non basta dire: «Sono stato io ad
uccidere Alceste»; devi andare fino infondo e dire tutta la verità.
Come ben sai, dapprima dicesti di aver preso a bordo Alceste che faceva
l'autostop e l'uccidesti, da solo, perché una sera lo avevi sorpreso,
con un amico, nei pressi di casa tua con una tornea di benzina.
Dichiarazione falsa perché, come ben sai, furono due colpi di pistola,
due pistole diverse, due mani omicide. Poi parlasti dell'omicidio
politico di destra perché Alceste aveva «tradito». Anche questo è
falso. Non si uccide un giovane di 21 anni perché a 15 anni fu iscritto
per poco tempo alla Giovane Italia. Pensa, Alceste aveva solo un anno
meno di te. Alceste non era un ideologo; non era un Matteotti, né un
Granisci.
Alceste, come te e tanti altri giovani della sua età, era in cerca, in
quegli anni turbolenti, della formazione politica che rispondesse ai
suoi ideali di giustizia sociale. Cosa che non trovava in Lotta
Continua che stava per lasciare perché «priva di ogni valore umano».
Alceste, quindi non costituiva alcuna minaccia alla destra e la tesi
del «delitto di marca fascista», come sai bene, fu una cortina di fumo
sollevata dal Pci per raggiungere i suoi fini politici. Tu uccidesti
Alceste perché sapeva troppe cose che non doveva sapere e, se avesse
parlato, avrebbe fatto saltare più di qualche persona altolocata: i
tuoi mandanti. Quindi Alceste costituiva un pericolo da essere
eliminato d'urgenza.
Che cosa sapeva Alceste di così grave importanza e compromettente da
fargli dire alla madre, più di una volta, «Tanto, prima o poi mi
faranno fuori»? Sappiamo che era a conoscenza del riciclaggio per
Reggio del riscatto Saronio e, secondo me, sapeva ben altre cose, più
scottanti, apprese forse nel suo viaggio in Sicilia nel '74. Perché non
poni fine alla commedia e dici tutta, ma tutta la verità? Hai detto che
in macchina c'era un'altra persona con te. Bene, primo spiraglio di
luce. Cade la tesi dell'omicidio occasionale. Subentra l'ompcidio
premeditato. Ora devi dire il nome di quell'amico o compagno di Alceste
che servì da esca per far scattare lei trappola, senza la cui
partecipazione l'omicidio non avrebbe potuto aver luogo. Chi fu? Fu per
caso quel Fantuzzi che aveva le chiavi della casa di Alceste in via
Ariosto e che quella sera doveva fare il trasloco? Chi fu? Fu un'altra
persona? Perché non riveli i nomi dei mandanti? Io so perché: perché
hai paura. Hai paura che i mandanti, ancora al potere, possono
raggiungerti anche in carcere. Strano! Un Paolo Bellini che ha paura!
Bellini teme «coloro che uccidono il corpo» più di «colui che può far
perire l'anima» (Vangelo di Luca 12:4-5). Alceste, pur sapendo di
essere stato condannato a morte, non aveva paura. Vedi, Paolo,
l'uccisione di Alceste, il tuo primo omicidio, ti sembrò un «atto
coraggioso» che, alla età di 22 anni, conferiva a te prestigio e grande
importanza. Devi ammettere con me, ora che sei maturo, che, in fondo,
fu una vigliaccheria uccidere un giovane inerme, tradito come Cristo da
un Giuda, ed in quella orribile maniera. Non ci vuole «coraggio» per
premere il grilletto, ci vuole «fegato». Fegato ne avesti, coraggio no.
Perché, lasciami dire, un «atto coraggioso» presume un fine morale. La
madre che muore cercando di salvare il figlio, il pompiere che muore o
è ferito durante un incendio: questi sono «atti coraggiosi»; il tuo,
no. Coraggio invece hai dimostrato quando ti accusasti dell'omicidio di
Alceste: un atto morale. Ma poi ti è venuto meno. Quello che ovviamente
dimostri di non comprendere, Paolo, è che, pur essendo stato uno degli
esecutori materiali del delitto, tu sei vittima, come Alceste, dei
mandanti che tu ostinatamente continui a proteggere col tuoi silenzio.
Io credo che infondo al tuo cuore c'è ancora qualcosa di buono, un
residuo di dignità personale ed il desiderio di riabilitarti
completamente; altrimenti, non avresti mai parlato. Ti prego quindi,
per quello che hai di più caro e prezioso al mondo, non continuare a
proteggere col tuo silenzio coloro che non si sono mai curati di te (se
si fossero curati, non ti avrebbero avviato al male). Rivela al
magistrato Italo Materia tutta la verità che tu sai. Cosi, saremo tutti
liberi, tu e noi. Amen.
Emanuele Campanile
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