spacer
spacer

Alceste Campanile
Per ricordarti

spacer
header
Menu generale
Home
Lettere mai spedite
Il testo di invito
Documenti recenti
Documenti dell'epoca
Immagini
Commenti
Registrati
Links
Cerca
 
Home arrow Documenti recenti arrow 2007-03-23 - Giornale di Reggio - I mandanti sono due coniugi parmigiani

2007-03-23 - Giornale di Reggio - I mandanti sono due coniugi parmigiani Stampa E-mail
sabato, 24 marzo 2007
Paolo Bellini: dopo l'omicidio qualcuno festeggiò 'la riuscita dell'impresa'
a cura di Giovanni VignaliImage

NON FU un omicidio per futili motivi, un litigio, un'assurda ripicca personale, fra Paolo Bellini e Alceste Campanile. Il giovane di Lotta continua ammazzato il 12 giugno 1975 finì sacrificato sull'altare di un gruppo al quale appartenevano esponenti di Avanguardia nazionale di Parma e di Massa Carrara, con due reggiani - proprio Bellini ma anche Roberto Leoni - a fare da killer, sulla strada che da S.IlarioS.Ilario portava a Montecchio.
Il pentito reggiano ha raccontato la sua venta, questa appunto, al procuratore della Repubblica Italo Materia, una verità che mette nei guai altre quattro persone. L'uomo che ha ammesso le proprie responsabilità per la prima volta nel 1999 (data in cui l'ex primula nera venne arrestato, scegliendo di collaborare con la giustizia, rivelando un numero impressionate di delitti) quel giorno sconvolse Reggio e riportò all'attenzione di tutti un episodio di sangue lacerante, sentitissimo dalla società civile e dal mondo politico locale, per tre decenni senza soluzione.
Del caso Campanile s'erano interessate procure di mezz'Italia: Reggio, ma anche Roma e Ancona. S'era passati dalla cosiddetta pista fascista - si diceva: indagate nel mondo della Giovane Italia, formazione di estrema destra a cui Alceste era stato associato seppur per pochi mesi - a quella comunista. Il padre Vittorio in particolare era fermamente convinto della bontà di questa seconda strada. Due sconosciuti su una Bmw passarono in via Ariosto (dove abitava la vittima) la sera prima dell'assassinio. Alceste li conobbe, andò con loro a Quattro Castella, forse ascoltò qualcosa che non avrebbe dovuto, per poi accorgersi che i personaggi in questione erano collegati a un sequestro di persona: il sequestro Saronio, e quei milioni di riscatto pagati, nonostante l'ostaggio fosse stato ucciso, una parte dei quali è misteriosamente sparita nel nulla. Ma sia l'una che l'altra lettura dei fatti non hanno trovato credibili conferme in sede di indagini.
Tutto questo sino a Bellini, alle sue rivelazioni choc. Un po' per volta il pentito s'è aperto, dapprima non ha coinvolto altri, poi sotto l'insistenza di chi lo interrogava ha cominciato a contestualizzare il caso, arrivando a proferire i nomi di quelle quattro persone a proposito delle quali il prossimo 19 giugno il Giudice per l'udienza preliminare   Riccardo   Nerucci dovrà decidere.
Ascoltati, i coindagati hanno negato ogni loro coinvolgimento nella vicenda, e a trentanni di distanza pare difficile che possano emergere nuovi elementi, testimonianze, reperti in grado di arricchire il patrimonio di prove che dovranno sostenere l'accusa. Ma le parole di Bellini restano. C'è, oggi, la sua ricostruzione, con la quale fare i conti. Quanto a quella notte, soprattutto, l'ipotesi che andrà verificata è ben diversa dalle prime notizie ufficiose che filtravano: la morte di Alceste venne pianificata a tavolino, qualcuno procurò la pistola, una 7,65, qualcuno decise e trasmise l'ordine di fare fuoco, qualcuno si premurò di far sparire l'arma del delitto. Ci furono persone che, ed è sempre la lunga confessione del collaboratore di giustizia, festeggiarono la buona riuscita della loro "impresa".
Oltre a Leoni, una coppia di coniugi parmigiani, Franca Tanzi e Piercelso Mezzadri, che il magistrato che ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per Bellini individua come i mandanti. Un toscano di Massa Carrara, Pietro Firomini, che avrebbe occultato la Walter Ppk calibro 7,65 lanciandola nel mar Tirreno, dove oggi è del tutto inutile andare a cercare, visto che sono trascorsi trent'anni e passa.
Il procuratore della Repubblica Materia non ha lesinato sforzi per arrivare alla verità. Bellini lo ha convinto. Quanto al presunto coinvolgimento degli altri quattro, è tutta un'altra storia.

Un sito web degli amici per ricordare la vittima

A VOLTE, per mantenere vivo il ricordo di una persona, internet può aiutare. Ad avere l'idea è stato Willer Barbieri, uno degli amici di Alceste: un sito web per raccogliere articoli antichi e recenti, foto, commenti, sviluppi della vicenda giudiziaria. Un luogo virtuale nel quale il popolo degli ex di Lotta continua e amici che non si sentivano da tanto tempo ha ripreso a frequentarsi, in occasione del trentennale della morte di Campanile, seppur in una situazione nella quale gli sviluppi convulsi non permettevano di avere certezze su come sarebbe andato a finire l'accertamento della verità, così inafferrabile dal 1975 a oggi, appunto.
Per accedere a questa iniziativa è sufficiente digitare l'indirizzo: http://alceste.b-com.it.
Il sito è veramente ben fatto: dalle foto alla raccolta di articoli del 1975, sino a quelli usciti negli ultimi anni. Vi hanno trovato ispirazione, fra gli altri, alcuni studenti che hanno deciso di dedicare ad Alceste tesine di studio e approfondimenti universitari. Così Campanile è un po' tornato a vivere, nella memoria di chi lo conobbe e negli interessi di chi, accostandosi alla sua vicenda, ha deciso di fermarsi a riflettere e di scrivere le proprie idee in proposito.

Il percorso di vita degli ex membri di Lotta Continua

LOTTA CONTINUA a Reggio: chi erano? Una risposta ha cercato di darla l'onorevole Mauro Del Bue, che affrontò il caso di Alceste Campanile in un lungo articolo pubblicato dal periodico Tuttoreggio. Scrisse  Del  Bue:   «Nel gruppo di Lotta Continua di Reggio figuravano, tra gli altri, Luigi Pozzoli, che divenne insegnante e consulente, poi dirigente di Forza Italia (recentemente scomparso), Cristina Grisendi, oggi interprete e traduttrice, Teresa Fontanesi, oggi medico pediatra, Beppe Ramina, oggi giornalista, Luisa Paterlmi, oggi medico, Roberto Tedeschi oggi funzionario alla Banca d'Italia di Roma, Angelo Cigarini, oggi medico pediatra. Ma gli amici del cuore erano fuori dal giro di Lotta Continua: Giovanni Menada e Paolo Ricci, quest'ultimo studente universitario, giornalista a Bologna, viaggiò il mondo e si divise tra l'India, la Cina e l'America. Poi decise di tornare alle radici. Alceste frequentava anche altri: fu amico di Giacometta Pantano, moglie separata del pretore Bassarelli, più attempata di lui già architetto di grido. Fu ospite di lei a Messina. La Pantano flirtava con ambienti dell'estrema sinistra a Reggio, così come Rosanna Chiessi, moglie separata di Otello Montanari, che alla stregua del salotto della contessa Maffei nella Milano dell1 800, invitava a casa sua poeti politici, pittori, scultori e attori. E poi Corrado Costa l'avvocato-poeta, simbolo dell'intelligenza e della cultura più fervide, gran frequentatore di ristoranti di una Reggio by-night, solo animata da prostitute, orchestrali e politici. E poi chissà quanti altri, della sua generazione, di altre generazioni. Ma dove si spinse, dove sconfinò mai Alceste Campanile, dove fu il suo limite, dove le sue colonne d'Ercole? Questo è l'aspetto ancora piuttosto controverso».
A questo elenco manca il nome di Bruno Fantuzzi, un grande amico della vittima, uno degli ultimi a vedere Alceste vivo. Lo incontrò in via Ponte Besolario la sera prima dell'omicidio, avrebbero dovuto ritrovarsi proprio alle 22 del giorno in cui invece Campanile venne ammazzato.
spacer
Questo sito è amministrato tecnicamente da Willer Barbieri; per contattarlo scrivi a alceste_adm@b-com.it
E' ospitato dai server di B-Com e realizzato con Mambo, un software libero, rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
spacer