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2007-04-21 - L'Informazione - Delitto Campanile, stoccata alla Procura |
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lunedì, 23 aprile 2007 |
Delitto Campanile, stoccata alla Procura di Davide Bianchini
A meno di due mesi all'udienza preliminare (fissata per il 9 giugno) del processo chiamato a fare luce sull'omicidio di Alceste Campanile e a valutare la credibilità di Paolo Bellini, il braccio di ferro tra i legali e il procuratore capo Italo Materia è già cominciato.L'ex primula nera, che si è autoaccusate dell'omicidio, ha indicato in Roberto Leoni (figura di spicco negli anni '70 della destra reggiana), Giulio Ennio Firomini (un ex estremista di destra di Massa) e nella coppia parmense Piercelso Mezzadri e Franca Tanzi i mandanti di quel delitto. A sorpresa Materia ha chiesto però il rinvio a giudizio del solo Bellini, congelando fa posizione degli altri indagati. Una decisione criticata dagli avvocati Gianni Correggiari del foro di Bologna e Marco Pinotti del foro di Reggio, che assistono Mezzadri e la Tanzi. «Si aprono scenari non giusti e processualmente non corretti - hanno detto nel corso di un incontro con la stampa - Se Bellini sarà rinviato a giudizio, durante il processo potrà dire quello che vorrà contro i nostri clienti senza possibilità di contraddittorio. Se poi sarà condannato, sarà testimone nel processo nei confronti dei nostri assistiti e dal punto di vista mediatico, psicologico e metagiuridico avrà una forte influenza sulla giuria popolare». Poi la stoccata: «Sono passati oltre due anni da quanto i nomi di Mezzadri e Leoni sono stati iscritti nel registro degli indagati. Il termine entro il quale il pm avrebbe dovuto presentare le sue richieste. Se non le farà ora, faremo i nostri passi segnalando il caso alla Procura Generale di Bologna che potrà avocare a sé gli atti. I nostri clienti sono talmente sicuri della propria innocenza,che sono pronti a iniziare il processo domani mattina. Processo che la procura però non vuole fare». Resta da chiarire perché Bellini abbia indicato nei quattro coimputati i mandanti di quel delitto. Che rapporti intrattenevano tra loro negli anni Settanta? «La conoscenza era superficiale - spiegano i legali - Mezzadri e laTanzi gestivano un bar sotto la sede del Movimento Sociale a Parma, un locale che Bellini frequentava come cliente». Al centro dell'udienza preliminare, e Materia non ne ha mai fatto mistero, vi sarà la credibilità di Bellini. Se il giudice crederà all'ex primula nera, la procura chiederà verosimilmente il rinvio a giudizio anche dei coimputati. In caso contrario, le posizioni di Leoni, Firomini, Mezzadri e Tanzi potrebbero essere archiviate. A onor del vero sulla credibilità di Bellini esistono parecchi dubbi. «Il movente confessato al pm è folle - attacca l'avvocato Correggiari - Non è credibile che abbia ammazzato Campanile solo perché, a 16 anni, militò per un mese nella Giovine Italia; così come che abbia agito per vendetta dopo aver visto Campanile e un'altra persona mentre cercavano di appiccare il fuoco all'albergo del padre. Sempre che l'episodio sia reale, dov'è questa seconda persona? Perché non ha mai parlato? Se davvero si fosse trattato di una esecuzione politica, non l'avrebbe certo caricato in macchina dopo averlo visto fare l'autostop; ma lo avrebbe atteso sotto casa. In fondo Bellini non ha nulla da perdere. È già stato condannato a 22 anni di reclusione e il cumulo giuridico non può superare i 30. Avendo confessato infatti non c'è pericolo di ergastolo. Rischiano molto di più i nostri assistiti, che sono incensurati». Una delle ipotesi formulate sul coinvolgimento dei quattro presunti mandanti parla di una vendetta personale di Bellini per vecchi dissapori. Negli anni Settanta l'ex killer fu emarginato dagli ambienti di destra che frequentava. Uno sgarbo che potrebbe non aver dimenticato. Prima disse di aver ricevuto da Leoni e Piromini la pistola utilizzata per uccidere, salvo poi descrivere i due e la coppia parmense come mandanti del delitto. «La prima perizia balistica sui proiettili ritrovati, datata 1976 - ha aggiunto infine Correggiari - dice però che il giovane fu ucciso da due pistole diverse». Il pm Materia invece ha concluso che a sparare due volte fu la stessa calibro 7.65,come riportato sul capo d'imputazione. Ora Mezzadri e la Tanzi hanno solo voglia di serenità. L'impegno politico appartiene al passato, oggi gestiscono un'attività fuori Reggio. Davanti a Materia si sono sempre avvalsi della facoltà di non rispondere.
La confessione del killer
Sono passati quasi 32 anni dalla notte in cui morì assassinato Alceste Campanile. Era il 12 giugno del 1975 e Alceste, un militante di Lotta Continua, aveva 22 anni. Fu ucciso con due colpi di pistola, uno alla nuca e l'altro al cuore, sulla strada che da Cavriago porta a Montecchio. Paolo Bellini si autoaccusò del delitto otto anni fa tirando in ballo Leoni come esecutore materiale. Davanti al procuratore Materia Bellini ha descritto l'esecuzione nel dettaglio: ha affermato di aver sparato il primo colpo alla testa, mentre il secondo sarebbe stato esploso da Leoni. Quest'ultimo però ha sempre negato ogni addebito. Avrebbe anche un alibi: quella notte era in discoteca con alcuni amici e fu anche fermato dai carabinieri in un normale controllo stradale. L'ex primula nera indicò anche tre mandanti: tutto sarebbe partito da Firomini, che avrebbe fornito l'arma e incaricato Bellini dell'esecuzione. E la coppia Mezzadri-Tanzi? Bellini raccontò di averli incontrati per pianificare l'omicidio. Da qui la premeditazione contestata dalla procura. |