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2007-10-29 - L'informazione - "Ho fiducia nella giustizia" Stampa E-mail
lunedì, 29 ottobre 2007
 "Ho fiducia nella giustizia"
A 24 ore dal processo contro Bellini parla il fratello di Alceste Campanile

Aspetto con fiducia che la giustizia faccia il suo corso e spero che questa storia veda finalmente la fine: non resta che aspettare».
Sono parole di Domenico Campanile, a ventiquattro ore dal processo con rito abbreviato contro l'ex primula nera Paolo Bellini, accusato di aver ucciso suo fratello Alceste il 12 giugno del 1975.
La sua voce tradisce una punta di rassegnazione, quella di chi aspetta la conclusione di una vicenda dolorosa che si è aperta 32 anni fa: «Ho parlato diverse volte con il procuratore Materia, che si dice convinto della colpevolezza di Bellini: vedremo cosa accadrà,io non posso far altro che aspettare».
Domani spetterà al gup Riccardo Nerucci entrare nel merito di quanto raccolto nelle indagini da Materia; se il procuratore crede a Bellini, che si autoaccusa come esecutore materiale del delitto,non lo segue però sulla ricostruzione data circa i mandanti e i complici con i quali avrebbe pianificato l'esecuzione.
Il 3 giugno del 1999 Bellini si autoaccusò dell'omicidio del giovane militante di Lotta Continua dicendo che la decisione di uccidere Campanile fu presa a Massa, mentre i "neri" reggiani avrebbero dovuto scegliere luoghi e modi. Disse di aver caricato in auto Alceste, che stava facendo l'autostop, e di averlo condotto in un luogo isolato tra Sant'Ilario e Montecchio.Ii avrebbe sparato il primo colpo, e avrebbe poi passato la pistola a Roberto Leoni (figura di spicco della destra reggiana negli anni 70).
Quest'ultimo però (difeso dagli avvocati Carmelo Cataliotti e Rosanna Carpi) ha un alibi: quella notte era in discoteca con alcuni amici e fu anche fermato dai carabinieri per un normale controllo stradale. L'ex primula nera indicò anche tre mandanti: tutto sarebbe partito da Piero Firomini (un ex estremista di destra di Massa difeso dalla nipote Anna Lucia Firomini) che avrebbe fornito l'arma e incaricato Bellini dell'esecuzione.Nel racconto è finita anche la coppia parmense Franca Tanzi - Piercelso Mezzadri: li avrebbe incontrati a Parma, nel loro bar frequentato da esponenti di destra,per pianificare l'omicidio.Poi Firomini avrebbe fatto sparire la pistola, una Walter Ppk calibro 7,65, gettandola in mare.
I quattro presunti compiici sono di fatto stati scagionati da Ma-teria,ma ancora non è stata fissata l'udienza preliminare che dovrà sancire l'archiviazione delle accuse mosse contro di loro. Un fatto non scontato, perché il giudice potrebbe anche decidere di chiedere nuove indagini o rinviarli comunque a giudizio.
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