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2007-10-31 - Giornale di reggio - Caso Campanile, Bellini prosciolto Stampa E-mail
giovedì, 01 novembre 2007
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Caso Campanile, Bellini prosciolto
Il giudice: è colpevole, ma quando parlò il reato era prescritto

di Giovanni Vignali


OMICIDIO di Alceste Campanile: il giudice Riccardo Nerucci ha prosciolto ieri pomeriggio Paolo Bellini, autoaccusatosi dell'assassinio del giovane di Lotta continua, per intervenuta prescrizione del reato.
Nerucci ha creduto alle parole del collaboratore di giustizia, ritenendolo coerente e spontaneo sin dal primo giorno, quel 10 giugno 1999 in cui ammise di aver sparato contro Alceste. Ma, proprio per questo, gli ha concesso le attenuanti generiche che di fatto diventano prevalenti rispetto alla premeditazione contestatagli dal procuratore. Morale: benché colpevole, proprio perché ritenuto sincero, avendo Bellini parlato dopo 24 anni ed essendo invece 20 anni il tempo entro il quale poter procedere ai danni di un omicida, è scattata la prescrizione. Si tratta dell'epilogo clamoroso di un procedimento attesissimo in città. Un epilogo contro il quale già ieri pomeriggio il procuratore della Repubblica Italo Materia ha annunciato che si appellerà, impugnando la sentenza.Questo colpo di scena si è materializzato ieri pomeriggio poco prima delle 18, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, durante le quali Nerucci ha vagliato gli atti del procedimento, anche sulla scorta di quanto ascoltato dapprima da Materia («condannatelo a 30 anni»), e poi dal difensore del pentito («concedete al collaboratore di giustizia le attenuanti generiche»). Lo stesso Manfredo Fiormonti aveva chiesto «il minimo della pena». Ma, certo, forse nemmeno lui sperava in un risultato del genere, che da un lato mantiene intatta la reputazione di Bellini come pentito, dall'altro gli permette di uscire pulito dal caso Campanile.

Lo scontro sulle attenuanti fra il Procuratore e il legale del pentito: ha parlato spontaneamente

QUANDO il giudice Riccardo Nerucci alle 14.50 circa s'è ritirato, annunciando che dopo due ore di camera di consiglio avrebbe emesso la sentenza (in realtà ce ne sono volute tre, di ore), Paolo Bellini s'è alzato, e prima di prendere la porta assieme agli uomini della scorta s'è fermato un paio di minuti a parlare col procuratore della Repubblica Italo Materia. Uno scambio di battute sul quale l'uomo che ha sostenuto l'accusa ha sorvolato, pubblicamente: «Sono cose che non si riferiscono...», ma che agli occhi di chi osservava da fuori parevano la sintesi del dibattimento svoltosi ieri mattina in aula, a porte chiuse. Materia ha chiesto 30 anni per Bellini, confermando davanti al giudice di credere alla sua versione, ma non concedendogli le attenuanti generiche che spettano a chi rende una confessione piena e spontanea sin da subito. Come a dire: il collaboratore di giustizia ha svelato la sua verità sul caso-Campanile solo nel 2005, pur essendo stato sentito su questo specifico punto per la prima volta già nel 1999. Ha parlato 40 minuti in tutto, Materia, per primo, e si è tenuto un paio di minuti alla fine per la controreplica.
Dall'altra parte il legale che difendeva il pentito, Manfredo Fiormonti del foto di Latina, nei 55 minuti in cui ha fatto la sua arringa è andato esattamente nella direzione opposta. Certo, anche lui ha ribadito più volte che Bellini era credibile, ma ha anche insìstito parecchio affinchè gli venissero concesse le attenuanti
feneriche, non gli fossero attribuite le aggravanti e gli fosse concesso il minimo della pena. Fiormonti ha ripercorso le varie deposizioni del suo assistito, cinque in tutto, e ha teso a sottolineare come in realtà siano state tutte coerenti l'una con l'altra, e casomai come fosse stata solo una omissione dettata dal momento in cui venne ascoltato, quella effettuata dal collaboratore di giustizia che non descrisse
subito il quadro da omicidio politico, svelato solo in un secondo tempo.
Fra Materia e il difensore hanno preso la parola i difensori della famiglia Campanile, per il fratello Domenico e la mamma Lucrezia c'erano gli avvocati Enrica Sassi e Tommaso Fazio. Dieci minuti in tutto per testimoniare come i Campanile non abbiano mai scordato il loro ragazzo. Una costituzione di parte civile non tanto nella speranza di ottenere un risarcimento, ma per dire: «Alceste, non ti abbiamo dimenticato».

In sette a scortare l'ex killer


E' ARRIVATO quando mancava poco all'una di mattina, su una Station Wagon color nocciola con lampeggiante acceso, scortato da sette uomini e da un'altra vettura, una Croma, che precedeva quella con finestrini oscurati che ne copriva la vista a chi guardava da fuori. Proveniente da un carcere del Centro Italia, Bellini è giunto così, ieri, in un Palazzo di Giustizia reggiano davvero blindato, con guardie alle porte e metal detector per tutti, dopo la sparatoria nella quale un albanese ha ammazzato la moglie e il cognato, prima di trovare la morte per mano di un poliziotto intervenuto per porre fine alla folle sparatoria. L'aula 4, quella nella quale è andato in onda il processo con rito abbreviato, era chiusa e controllata a vista dalle forze dell'ordine, i vetri sigillati con alcuni giornali per impedire a chi stazionava nell'ingresso di vedere chi ci fosse dentro, e come fosse disposto. Due poliziotti si sono accomodati a un passo dal collaboratore di giustizia, coprendogli le spalle, quando questo s'è seduto di fianco al suo avvocato, e sono rimasti lì a difenderlo per tutta la durata del processo.
Il dibattimento secondo quanto diceva il calendario doveva cominciare alle 11, ma quasi subito è stato aggiornato alle 11.30.
Evidentemente la situazione della viabilità (in città c'era un ingorgo molto affollato, ieri mattina ci voleva ben più di un'ora per attraversare la circonvallazione) ha contribuito a far slittare l'avvio dei lavori ulteriormente in avanti. Dapprima alle 12, poi alle 12.30, che sono infine diventate le 12.50 effettive. In un primo momento sembrava che Bellini volesse rendere dichiarazioni spontanee. Invece s'è seduto alla destra del suo legale, un passo avanti al fratello di Alceste Campanile, assistito dagli avvocati Sassi e Fazio, e ha ascoltato in silenzio gli interventi di Materia, di Fiormonti e delle parti civili, senza proferire una sola parola. Un unica richiesta, a metà seduta: quella di potersi assentare per cinque minuti dell'aula, forse per usufruire della toilette.
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Gli amici di Alceste: sconforto e disgusto

SCONFORTO e disgusto. Willer Barbieri, curatore del sito dedicato ad Àlceste Campanile usa questi due termini, assieme a molti altri, per commentare la sentenza di ieri su Paolo Bellini. «Da un certo punto di vista era prevedibile che potesse finire così. Sono questi i tempi con i quali sperare di avere giustizia? 30 anni?».
Barbieri si ferma qui, altri se n'erano andati ieri pomeriggio poco prima delle 18, quando s'è saputo che Bellini era stato prosciolto. «Prosciolto? Come mai? L'omicidio premeditato non cade mai in prescrizione. O no?». Domande che ieri affollavano la mente e i cuori degli ex di Lotta continua, amici di Àlceste. Quelli a proposito dei quali Bellini disse: «Decidemmo di ucciderlo e pensammo che il risultato sarebbe stato quello di bruciare una generazione» ha confessato l'ex primula nera.
Difficile dire se quella che ieri si è palesata in tribunale era una generazione "bruciata". Avevano lanciato un appello tramite il sito, per ritrovarsi a Palazzo di Giustizia a oltre trent'anni di distanza, nel momento in cui sarebbe uscita la sentenza sul killer di Campanile. Si sono presentati in due, ieri mattina, ma non hanno retto oltre le 13. «Sono qua apposta, dovevo andarmene da Reggio già stamattina ma ho scelto di rimanere - ha affermato uno, che ha chiesto di restare anonimo -Resterò fin che posso, poi devo prendere un treno. Però ci tenevo a esserci. Bellini ha detto che ci aveva bruciato, pensava di avere il mondo in mano. In realtà le cose non sono andate proprio come diceva. Lui, comunque, di certo non ha vinto». «Qualcuno di voi sa che fine ha fatto Ugo Sisti, quel giudice amico del padre di Bellini? - domandava l'altro - E comunque non era una boutade quando al cimitero parlavamo dei servizi segreti. Non potevano non sapere...».
Più bruciati o più amareggiati per come sono andate a finire le cose, i ragazzi di allora che ancora oggi si "ostinano" a ricordare Campanile? Né l'uma né l'altra cosa, forse. Più verosimilmente disincantati. «Credevamo di cambiare il mondo» s'è lasciato sfuggire uno dei due ex di LC, e sentire queste parole oggi, nel terzo millennio, fa una strana impressione. Nessuno più pensa di poter cambiare il mondo, come probabilmente aspirava a fare a modo suo, un modo pacifico, anche Àlceste Campanile.

E per i presunti complici si va verso l'archiviazione

POCHE righe scritte, affidate all'amico di famiglia Tom-maso Fazio, per dire la propria. Così la famiglia Campanile ieri sera ha voluto esternare la propria opinione su quanto è successo in tribunale.
«La sentenza esprime un dato importante - si legge nel comunicato - Un colpevole è stato trovato ed è Paolo Bellini. Il giudice Nerucci ha ritenuto le attenuanti legate alla confessione prevalenti  sulle aggravanti della  premeditazione e dei motivi abbietti. Su questo punto giuridico vedremo cosa fare, una volta  lette le motivazioni della sentenza».
E adesso? Adesso c'è la richiesta di archiviazione per i quattro presunti complici di Bellini: non esiste lo straccio di una prova contro Roberto Leoni, Pietro Firomini, Franca Tanzi e Piercelso Mezzadri. Il procuratore della Repubblica Italo Materia, che ha lavorato al caso per anni, s'è dovuto arrendere davanti a questa evidenza e manca ormai solamente la decisione del Giudice per l'udienza preliminare per chiudere del tutto la partita.
A margine della sentenza choc emessa ieri, in aula si sono apprese novità importanti, rispetto a come Bellini ha ricostruito il fatto. Al punto da essere ritenuto credibile, nonostante i molti dubbi di chi diceva che non poteva essere stato lui. Un "partito" non piccolo, nella nostra città. Il collaboratore di giustizia ha descritto alla perfezione il luogo in cui avvenne l'omicidio, ha azzeccato il calibro della pistola usata, la dinamica, che  dice che Alceste venne attinto dai proiettili alla testa (regione occipitale) e al pezzo (regione mammaria), il percorso compiuto da questi.
Soprattutto, l'ex primula nera na rivelato un particolare che solo chi era presente sul luogo avrebbe potuto sapere: «II giorno dopo ritrovai un bossolo in auto». I colpi sparati furono due, hanno affermato i periti, ma sul luogo venne ritrovato un solo bossolo. L'altro, evidentemente, era rimasto sull'auto di Paolo Bellini.
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