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2007-10-31 - L'informazione - L'assassino di Alceste non pagherà |
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giovedì, 01 novembre 2007 |
 L'assassino di Alceste non pagherà Doccia fredda dopo 32 anni di attesa: Bellini prosciolto perchè il reato è prescritto di Davide Bianchini
Non pagherà nessuno per l'omicidio di Alceste Campanile, nemmeno chi ha confessato più volte di aver premuto il grilletto. La prescrizione ha salvato l'ex primula nera Paolo Bellini,54 anni e undici delitti confessati. La sentenza del Gup Riccardo Nerucci, letta nel tardo pomeriggio di ieri dopo tre ore di camera di consiglio,ha smontato l'impianto accusatorio del procuratore Italo Materia riconoscendo al pentito quelle attenuanti generiche che hanno cancellato in un colpo l'aggravante della premeditazione.Una sottrazione non di poco conto, perché ha portato la soglia della prescrizione a vent'anni. Bellini confessò l'omicidio del militante di Lotta Continua il 3 giugno del 1999, ventiquattro anni dopo il 12 giugno del 1975, quando raccolse Campanile che faceva l'autostop e lo fece scendere,per poi ucciderlo con due colpi di pistola,lungo la strada che da Montecchio porta a Sant'Ilario. Nulla di fatto. Nessun colpevole, anche se il dottor Nerucci ha confermato che si è trattato di un omicidio volontario e premeditato ritenendo credibile la confessione resa. "Attesa"è la parola giusta per sintetizzare la giornata a Palazzo di Giustizia.Si è fatto attendere Bellini,che si è presentato con quasi due ore di ritardo,e si è fatta attendere la sentenza, annunciata per le 16,30 e letta solo pochi minuti prima delle 18. L'ex primula nera,ora detenuto in un carcere di massima sicurezza nel centro Italia,è arrivato in tribunale alle 12,50. Sette agenti di scorta per una carovana di due auto:una Fiat Croma con lampeggiante acceso a fare strada e,dietro, una potente station wagon con i vetri oscurati.A bordo il killer più feroce che la storia di Reggio abbia mai conosciuto. Chi ricordava un uomo forte con lo sguardo di ghiaccio e i capelli corvini, ha faticato a riconoscere un 54enne dai capelli appena ingrigiti, il viso asciugato e gli occhiali da vista. Alla prima udienza preliminare, il 19 giugno scorso,Bellini si presentò elegante in abito blu. Ieri ha preferito una giacca di pelle nera. Durante il viaggio ha parlato a lungo con gli agenti,ha fatto battute e ha annunciato che avrebbe fatto delle dichiarazioni spontanee. Così non è stato. Il primo a prendere la parola è stato il procuratore Materia.Ha parlato per 40 minuti chiedendo la condanna a 30 anni di reclusione con l'aggravante della premeditazione e nessuna attenuante solitamente riconosciuta a chi confessa perché,nel corso degli anni,Bellini ha dato più versioni: nel 1999 disse di aver fatto tutto da solo,quasi per caso; nel 2005 chiamò invece in causa tre presunti mandanti e un complice materiale per i quali Materia ha già chiesto l'archiviazione.Il pm ha poi sottolineato l'attendibilità della confessione in base a riscontri oggettivi, come la descrizione fedele del luogo dell'omicidio,i colpi sparati (due),le parti del corpo attinte (testa e petto) e un particolare: Bellini disse di aver trovato,la mattina successiva al delitto,un bossolo all'interno della propria auto. Vicino al corpo di Campanile ne fu trovato uno solo.
Gli avvocati Enrica Sassi e Tommaso Fazio,parte civile per Lucrezia e Domenico Campanile (mamma e fratello di Alceste) hanno sottolineato l'attendibilità della confessione avanzando una richiesta di risarcimento sapendo perfettamente che Bellini è nullatenente. Un gesto dettato non dalla voglia di denaro,ma dal desiderio di veder accertata la verità. Per ultimo è toccato all'avvocato Manfredo Fiormonti difendere l'imputato. Lo ha fatto con una arringa di 55 minuti nel corso della quale,oltre a sottolineare la collaborazione che il suo assistito non ha mai negato,ha chiesto le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti sostenendo che Bellini non si è mai contraddetto. Semmai ha aggiunto particolari strada facendo.Il giudice ha accolto questa tesi.Per capirne di più occorrerà attendere le motivazioni. Il procuratore Materia ha già annunciato battaglia davanti alla Corte d'Appello.
«Il colpevole è stato trovato» Gli amici: Guardatelo bene, non ha vinto"
Chissà se Domenico ha ancora fiducia nella giustizia,come ha sempre dichiarato misurando le parole con i cronisti. Nessuno pagherà per l'omicidio di suo fratello Alceste. È arrivato in aula insieme al cugino e avvocato Tommaso Fazio e all'avvocato Enrica Sassi. Anche questa volta la madre Lucrezia ha preferito rimanere a casa. Dopo la lettura della sentenza, come tutti gli attori dell'udienza anche Domenico Campanile è sparito da un'uscita secondaria. E quando telefoniamo a casa,risponde l'avvocato Fazio:«La sentenza esprime un dato importante:un colpevole è stato trovato ed è Paolo Bellini. Il giudice Nerucci ha ritenuto le attenuanti legate alla confessione prevalenti sulle aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti.Su questo punto giuridico vedremo cosa fare,una volta lette le motivazioni della sentenza». In tribunale si sono presentati anche due vecchi amici di Alceste. «Con qualche compagno ci si vede ancora - ricordano - Se Bellini non si fosse autoaccusato,oggi saremmo ancora a un punto morto. Se gli crediamo? Certo. Ha ucciso Alceste, ha fermato quella generazione,ma guardatelo ora:non ha vinto».
 I presunti mandanti attendono l'archiviazione Il procuratore Materia è sicuro: il killer agì da solo
Il 3 giugno del 1999 Bellini si autoaccusò dell'omicidio del giovane militante di Lotta Continua dicendo che la decisione di uccidere Campanile fu presa a Massa,mentre i neri reggiani avrebbero dovuto scegliere luoghi e modi.Disse di aver caricato in auto Alceste,che stava facendo l'autostop,e di averlo condotto in un luogo isolato tra Montecchio e Sant'Ilario. Lì avrebbe sparato il primo colpo, e avrebbe poi passato la pistola a Roberto Leoni (figura di spicco della destra reggiana negli anni '70). Quest'ultimo però (difeso dagli avvocati Carmelo Cataliotti e Rosanna Carpi) ha un alibi:quella notte era in discoteca con alcuni amici e fu anche fermato dai carabinieri per un normale controllo stradale. L'ex primula nera indicò anche tre mandanti: tutto sarebbe partito da Piero Firomini (un ex estremista di destra di Massa difeso dalla nipote Anna Lucia Firomini) che avrebbe fornito l'arma e incaricato Bellini dell'esecuzione. Nel racconto è finita anche la coppia parmense Franca Tanzi-Piercelso Mezzadri (difesi dagli avvocati Marco Pinotti e Gianni Correggiari): li avrebbe incontrati a Parma,nel loro bar frequentato da esponenti di destra proprio sotto la sede del vecchio Msi, per pianificare l'omicidio. Poi Firomini avrebbe fatto sparire la pistola, una Walter Ppk calibro 7,65, gettandola in mare. Ma questa ricostruzione non ha mai convinto la Procura reggiana. Per i presunti complici Materia ha chiesto l'archiviazione. Si attende solo l'udienza preliminare poi, anche per loro, il capitolo Campanile sarà definitivamente chiuso. Strano destino,quello di Bellini: undici delitti confessati,tribunali che lo ritengono più attendibile della bocca della verità e altri, come quello di Brescia, che solo il 23 maggio scorso lo hanno prosciolto a fronte di un duplice omicidio confessato. Nel passato dell'ex primula nera ci sono rapporti confidenziali con Antonino Gioè,luogotenente di Totò Rina. Nel 1992 Bellini si propose come intermediario fra lo Stato e i vertici di Cosa Nostra durante la stagione delle bombe nei luoghi d'arte. Nel gennaio del 2005 la Cassazione ha confermato la condanna per l'oomicidio di Giuseppe Abramo e Oscar Truzzi, il tentato omicidio di Antonio Valerio e l'attentato al bar Pendolino di Reggio. |
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