|
|
|
|
2007-11-01 - Gazzetta di Reggio - Il nuovo mistero italiano |
|
|
|
domenica, 04 novembre 2007 |
Il nuovo mistero Italiano di Pino Casamassima (*)
Ci sono voluti 32 anni per arrivare alla verità giudiziaria sul caso Alceste Campanile, il giovane reggiano appartenente a Lotta continua ucciso il 12 giugno 1975. L'altro ieri, infatti, Paolo Bellini ha ammesso di essere stato lui l'omicida. Ma il reato è prescritto perché, pur trattandosi di un omicidio, al momento della prima confessione del Bellini, avvenuta nel 1999, erano trascorsi più di 20 anni, e non c'era stata premeditazione. Bellini resta comunque in carcere per altri omicidi commessi. Questa la breve cronaca dell'ultima puntata di una storia iniziata quando due coniugi stanno percorrendo in macchina alle 11 di sera la strada provinciale che collega Montecchio a Sant'Hariq, e la donna chiede a suo marito di accostarsi sul ciglio per un bisogno impellente. Scesa dalla macchina, e fatto qualche passo nell'erba, s'imbatte nel corpo di un ragazzo. Ucciso con due colpi di pistola. Addosso non ha documenti, né carta di identità né patente: niente che possa parlare di lui. Il suo corpo resta senza nome nella camera mortuaria di Montecchio fino all'indomani, quando viene riconosciuto. Si chiama Alceste Campanile, nato a Reggio Emilia il 21 luglio 1953, studente universitario, figlio di Vittorio Campanile e di Lucrezia Fazio, fratello di Domenico, Mimmo per tutti, più giovane di un anno. Dall'autopsia emerge che si tratta di una esecuzione, perché non ci sono tracce né di colluttazione né di aumento di adrenalina nel sangue, segno che il ragazzo non aveva paura: era stato ucciso da persone che conosceva. Un omicidio che richiama alla mente un altro episodio accaduto a Parma il 25 agosto del 1972, quando Mariano Lupo, un altro militante di Lotta continua, era stato ucciso da alcuni neofascisti. Ed è in quell'ambiente che si indaga subito, anche in ragione di un volantino firmato Legione Europa, un'organizzazione di estrema destra, che rivendica l'omicidio accusando Campanile di tradimento. Alceste aveva infatti militato nella Giovane Italia, l'organizzazione giovanile del Msi, prima di passare a Lotta continua. Ma Donatelle Ballabeni, autore di quel volantino, non c'entra niente e verrà condannato per apologià di reato. Le indagini subiscono una brusca virata a sinistra quando Vittorio Campanile, padre di Alceste, sostiene — con manifesti, interviste alla stampa, e dichiarazioni agli inquirenti - che suo figlio è stato ucciso dai suoi stessi compagni, indicando nel caso Saronio il movente. Carlo Saronio, giovane rampollo di una n9ta famiglia, era stato infatti rapito (per autofinanziamento) e ucciso dall'eccessivo cloroformio somministratogli dal suo stesso gruppo autonomo in cui militava. Per Vittorio Campanile, insomma, l'omicidio del figlio si era reso necessario per coprire alcuni esponenti del gruppo che aveva compiuto il rapimento Saronio. Questa pista diventerà quella privilegiata negli anni successivi, fino a quando Carlo Fioroni, autore del rapimento Saronio, conferma la tesi dell'omicidio «rosso», affermando in una deposizione resa ai magistrati che quando era andato a Reggio per modificare la bombola di metano di una Fiat 127 che avrebbe dovuto contenere il riscatto da trasportare poi in Svizzera, Alceste era presente, e aveva assistito a quella operazione, diventando un testi-morie scomodo. Ma non ci sono né riscontri né tantomenp prove nei confronti di chicchessia, e sul caso Campanile cala un sipario lungo decenni, fino al 1999, quando — rientrato dalla sua latitanza in Suda-merica dove era scappato nel 1976 — viene arrestato Paolo Bellini, imputato di furti, rapine e omicidi. Durante un interrogatorio, inaspettatamente Bellini confessa di aver compiuto l'omicidio di Campanile, che conosceva dai tempi della comune militanza nella Giovane Italia: lo aveva trovato per strada che faceva autostop e, caricatolo in macchina, lo aveva poi ucciso per accreditarsi verso la destra che contava, anche se, a detta dello stesso reo confesso, l'omicidio sarebbe avvenuto dopo un alterco con Campanile, senza premeditazione, quindi. Ed è stata proprio la mancanza di premeditazione che, riconosciuta dal giudice, ha evitato a Bellini la condanna per l'omicidio per avvenuta prescrizione. Sentenza che, se ufficializza la responsabilità di Paolo Bellini nell'omicidio, non chiarisce, ancora una volta, i reali contorni di una vicenda destinata ad aumentare i tanti, troppi misteri dell'Italia degli anni di piombo.
(*) Pino Casamassima, giornalista professionista, è editor Rizzali e autore di una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti all'estero. La sua ultima pubblicazione è «II libro nero delle Br».
Campanile, ora 4 archiviazioni Il Gip accoglierà le richieste del Pm sui mandanti
Nessuno pagherà per l'omicidio di Alceste Campanile. La «scure» della prescrizione sulla confessione di Paolo Bellini — come ha sentenziato il gup Riccardo Nerucci — non era propriamente prevedibile. Più pacifico che ora si vada verso l'archiviazione per le altre quattro persone tirate in ballo, con ruoli diversi, da Bellini nella sua ricostruzione del delitto. A distanza di 32 anni non vi sono riscontri oggettivi sui presunti coinvolgimenti di Roberto Leoni, Piero Firomini e la coppia parmense Piercelso Mezzadri e Franca Tanzi. E la procura ha alzato bandiera bianca. «A distanza di così tanti anni — già diceva a giugno il procuratore capo Italo Materia che nel 2005 ha «rispolverato» la confessione dell'ex primula nera, riaprendo le indagini — è stato impossibile trovare riscontri. Bellini è credibile e può anche aver agito insieme ad altri, ma mancano le prove che possono essere le quattro persone indicate». Parole a cui il pm capo Materia aveva fatto seguire i fatti, presentando all'ufficio del gip la richiesta di archiviazione per la posizione dei quattro. A questa richiesta non si sono mai opposte le parti offese, cioè la madre (Lucrezia Fazio) e il fratello (Domenico Campanile) di Alceste. E' presumibile che il giudice abbia atteso l'esito processuale del troncone principale e quindi, presto, usciranno di scena queste quattro persone che, negli anni Settanta, avevano legami con la destra reggiana (Leoni) e non solo (i coniugi Tanzi e Mezzadri erano attivi a Parma, mentre Firomini nell'area spezzina). Sul sito dedicato ad Alceste Campanile (http://alceste.b-com.it/) si poteva leggere ieri tutto lo sconforto suscitato — fra gli ex compagni di Lotta Continua — dalla sentenza che ha fatto cadere nel dimenticatoio della prescrizione l'omicidio, anche se la parola «fine» non è stata ancora scolpita nella roccia, dato che la procura ha già annunciato che ricorrerà in Appello. «Bellini è stato prosciolto — scrive sulla Rete l'amico e compagno di lotte Wil-ler Barbieri — la ragione: una somma di atenunati, tempi di prescrizione, eccetera. Provo amarezza, pena, delusione e disgusto. Un pensiero affettuoso a Lucrezia e Mimmo Campanile», (t.s)
|
|
|
|