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2007-11-01 - L'informazione - «Dopo la sentenza resta solo il disgusto» |
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giovedì, 01 novembre 2007 |
«Dopo la sentenza resta solo il disgusto» Dal 2004 Willer Barbieri gestisce un sito internet dedicato alla memoria dell'amico Alceste. La prescrizione ha salvato l'assassino: «Bellini è vivo, ma è più morto dei morti» di Davide Bianchini
Provo amarezza, pena, delusione e disgusto. Un pensiero affettuoso a Lucrezia e Mimmo Campanile». Questa la frase che, all'indomani della sentenza che ha prosciolto da ogni accusa Paolo Bellini per intervenuta prescrizione, accoglie i visitatori del sito internet dedicato alla memoria di Alceste Campanile.La firma in calce è di Willer Barbieri, classe 1951, di soli due anni più vecchio dell'amico conosciuto in Lotta Continua. Oggi Barbieri è un imprenditore nel campo informatico. Ha una società,la B-com, che realizza siti internet e un'altra, la www.priceok.it di commercio on line di elettronica. È grazie a lui se dal 2004 gli amici di Alceste possono accedere con un clic a centinaia di foto, articoli e documenti all'indirizzo http://alceste.b-com.it. Il sito conta ogni mese duemilacinquecento visite. «Dopo questa sentenza resta solo il disgusto - dice Barbieri con la voce ferma e un filo rassegnata - perché non è certo questa l'Italia che tutti avremmo voluto: scadente, vile, insipiente. Una volta si pensava che le cose procedessero per macchinazioni e dietrologie. Oggi invece ti accorgi che non è così: c'è solo l'incapacità, il non fare il proprio dovere. Gli orizzonti politici non contano, tutto è riconducibile a un sistema allo sfascio, inefficiente ma anche protervo, che si riempie la bocca di solidarietà salvo poi distribuire soldi alle corporazioni». Uno sfogo amaro:«L'amministrazione della giustizia è un calvario. Siamo di fronte a una struttura autorefenziale che invece di essere al servizio del cittadino tende solo a chiudere le pratiche. Non importa la qualità del servizio, le spese per lo Stato, il sentimento della gente». Poi il discorso svicola su quegli anni, sul movente politico di un omicidio che, pur a fronte di una confessione, resterà impunito per un calcolo di diritto fatto di attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti. «Era una partita senza vincitori, quella. In ogni caso. Nessuno poteva uscire vincitore da un'idea e da una prospettiva di futuro che prevedeva di imporre con la forza il valore delle proprie idee».
Dimenticare il passato è impossibile: «Il sito nasce con l'obiettivo di tenere vivo il ricordo di Alceste e l'affetto che tutti proviamo nei confronti suoi e della famiglia. Anche voi giornalisti avete contribuito a tenere viva l'attenzione della città su questa vicenda. Il sito dimostra che ci sono dei morti che sono più vivi dei vivi. Prendete Bellini invece, è vivo ma è più morto dei morti, carnefice e vittima di questa vicenda». Lo sfogo di Barbieri sintetizza bene lo stato d'animo degli amici di Alceste e di quanti,estranei alle addizioni e alle sottrazioni del diritto,faticano a comprendere come chi ha confessato più volte di aver premuto il grilletto sia considerato colpevole e allo stesso tempo non punibile. Il piccone della prescrizione ha scolpito una sentenza che, da una parte, ha salvato il teorema accusatorio del procuratore Italo Materia ritenendo l'ex primula nera attendibile nella sua confessione, dall'altra ha lasciato senza colpevoli il delitto politico per eccellenza nella storia recente di Reggio. Alceste Campanile fu freddato con due colpi di pistola, al cuore e alla nuca, la sera del 12 giugno del 1975. La prima pista seguita dagli inquirenti fu legata ai gruppi dell'estrema destra, poi si ipotizzò che Alceste fosse stato ucciso dalle Brigate Rosse perché temevano che rivelasse particolari del sequestro Saronio. Poi il buio. La svolta arrivò nel 1999,quando Bellini confessò tutto al procuratore Materia. Disse di aver raccolto Alceste che faceva l'autostop e di averlo condotto in un luogo isolato lungo la strada che da Montecchio porta a Sant'Ilario. Solo nel 2005 aggiunse di aver agito in accordo con altri, ma questa è un'altra storia. Non ci sono riscontri,sostiene lo stesso Materia. E se anche ci fossero,alla luce della sentenza di proscioglimento pronunciata ieri dal Gup Riccardo Nerucci, resterebbero solo parole su un foglio di carta. |