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2007-11-02 - Giornale di Reggio - Dopo le piste sbagliate, la prescrizione |
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domenica, 04 novembre 2007 |
Dopo le piste sbagliate, la prescrizione Parlano Willer Barbieri e Beppe Ramina, ex di Lotta Continua di Otello Incerti
SUL sito dedicato ad Alceste Campanile il suo curatore, Willer Barbieri, ha scritto, tra l'altro: «Bellini è stato prosciolto dall'accusa di omicidio, La ragione: una somma di concessioni, attenuanti, tempi di prescrizione... provo amarezza, pena, delusione e disgusto».Barbieri, che nel 1975 era in Lotta Continua, non è probabilmente il solo a provare sensazioni analoghe, almeno tra chi, in quel giugno del 1975, visse in modo drammatico quell'assassinio consumato alla vigilia delle elezioni amministrative. Come abbiamo riportato nei giorni scorsi, Paolo Bellini, che nel giugno del 1999 confessò di aver ucciso il giovane militante di Lotta Continua ( aggiungendo in un'altra deposizione di aver agito con dei compiici che adesso usciranno di scena), ha ottenuto le attenuanti generi-che. Questo ha permesso l'applicazione della prescrizione perché l'omicidio e stato compiuto oltre 30 anni fa. Ma, per tanti, l'omicidio di Alceste sembra cosa di ieri: un fatto molto più recente, anche per tutte le polemiche che si sono susseguite successivamente. La coltre della dimenticanza non è mai scesa su questo assassinio. Barbieri approfondisce la sua valutazione: «In questi giorni non ho parlato con altri, non saprei se questa è soltanto una valutazione mia. Parto da un fatto: la colpevolezza di Paolo Bellini era chiara, confessa, e mi aspettavo un minimo effetto sulla pena, considerata la gravita del fatto. Il disgusto è una cosa che provi perché non sei mai sicuro su come prendere queste cose: dal punto di vista giudiziario, è una cosa molto complicata, diventa scoraggian-te valutare quanto è accaduto il 12 giugno di 32 anni fa solo sotto quell'aspetto». «A questo punto - conclude Barbieri - bisogna ammettere che il massimo che si può dire è forse quello che ha scritto il fratello Domenico, nella lettera che avete pubblicato. Resta nel mistero il ruolo di eventuali complici, e io non credo che Anni di indagini su Bellini abbia agito da isolato. Il problema è che la verità giudiziaria non necessariamente coincide con la verità storica». All'epoca Beppe Ramina era giornalista a Lotta Continua, e seguì la vicenda soprattutto nella fase in cui sembrava che il delitto fosse maturato negli ambienti dell'estrema di sinistra. «C'è poco da commentare - dice Ramina - perché qui sono passati oltre 30 anni ed è stata applicata la prescrizione. Però una riflessione va fatta: gran parte di questi anni è passata battendo piste sbagliate. A un certo punto anche noi di Lotta Continua cominciammo a pensare che le cose dovevano stare proprio così. Ci si guardava attorno, ci furono minacce verso chi cercava di capire di più. Venni ripetutamente a Reggio, in quei tempi, e si sospettava di gruppi contigui a Lotta Continua». «Si è perduto molto tempo - conclude Ramina - nella pista sbagliata che era stata imboccata. Ecco, questo deve far riflettere: che per arrivare al colpevole del delitto si sia dovuto aspettare la confessione di Paolo Bellini...».
Depistaggio avvelenato Sospetti sulla sinistra
LE "PISTE sbagliate" di cui parla Beppe Ramina nell'articolo accanto non furono soltanto una perdita di tempo nelle indagini: ebbero effetti devastanti, in termini di sospetti su ambienti e persone, con il risultato di creare un'atmosfera avvelenata nella quale potevano prendere corpo le ricostruzioni più incredibili, trattate come plausibili. O addirittura vere. Il padre Vittorio Campanile, un uomo che era rimasto sconvolto dall'uccisione del figlio Alceste, si era convinto che il delitto doveva essere maturato tra gli amici del giovane e giunse addirittura a comprare la falsa testimonianza di un pregiudicato per reati comuni: questi disse di avere appreso che l'omicidio era stato ordinato nel corso di una riunione tenutasi a casa di un giudice reggiano. Poi, però, non pagò completamente la cifra pattuita, e il teste chiave" ritrattò. Ma intanto diversi reggiani, tra questi l'avvocato Corrado Costa, erano comparsi come imputati davanti al tribunale di Ancona dove il processo si celebrava per legittima suspicione. Ovviamente furono tutti assolti. |