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2008-03-21 - Gazzetta di Reggio - Bellini credibile, ecco perché Stampa E-mail
sabato, 22 marzo 2008
Bellini credibile, ecco perché
Il gup Nerucci spiega i motivi nella sua «storica» sentenza
di Tiziano Soresina

Paolo Bellini è credibile, le sue dichiarazioni non sono mai state contraddette «da nessuno degli elementi acquisiti nel corso delle pur approfondite e complesse indagini svolte nel corso degli anni».
Valutazioni decise della sentenza - depositata ieri dal gup Riccardo Nerucci - che per la prima volta fa luce su uno dei tanti misteri d'Italia: l'uccisione di Alceste Campanile, militante di Lotta Continua freddato il 12 giugno 1975. Una confessione tardiva per la legge, ma «spontanea e genuina» nonostante sia passata attraverso cinque sofferti interrogatori. Un omicidio politico secondo il giudice Nerucci che - a quasi cinque mesi dall'udienza in cui ha prosciolto Bellini, ritenendo il reato prescritto - condensa in 25 pagine fitte le motivazioni della sua sentenza. Ecco, passo dopo passo, i «pilastri» di una ricostruzione passata ai raggi x dal magistrato.
I CONTATTI DI DESTRA. «I rapporti di frequentazione fra l'imputato, Piercelso Mezzadri, Franca Tanzi e Roberto Leoni, al pari della connotazione di tutti loro come simpatizzanti o militanti di destra, sono confermati dall'interrogatorio del Leoni stesso in data 8 luglio 2005 e dalle sommarie informazioni in data 15 giugno 2004 di Guido Boiardi (all'epoca militanti del Msi reggiano, ndr)».
BELLINI EGEMONE. «I contatti di Bellini con neofascisti di Massa-Carrara, fra i quali Pietro Firomini, e il ruolo egemone del Bellini stesso su molti giovani reggiani di destra, da lui istigati anche ad azioni intimidatorie contro gli avversari politici, sono circostanze a loro volta confermate da Boiardi».
VOLTAGABBANA. «L'iniziale esperienza di Campanile nel Msi, la sua successiva iscrizione a Lotta Continua e la sua partecipazione a scontri fra simpatizzanti di destra e di sinistra sono dati di fatto riferiti da Bellini ma al tempo stesso confermati da altri che parlano tutti per conoscenza diretta e con dovizia di particolari».
DELITTO POLITICO. «La matrice politica dell'omicidio, la sua maturazione nell'ambito di un gruppo di estrema destra, il suo collegamento con i disordini di piazza che a Reggio coinvolgevano gruppi di ideologie contrapposte sono - specifica il giudice Nerucci - coerenti con il panorama della realtà italiana dell'epoca: è infatti storicamente accertato, tanto da doversi ritenersi notorio, che nel 1975 l'Italia era già da anni attraversata dal fenomeno dell'estremismo sia di destra sia di sinistra e dall'affermarsi e contrapporsi, in questo contesto, di frange fortemente ideologizzate e violente: che al clima degli scontri di piazza fra militanti di destra e sinistra non fosse estranea la realtà locale di Reggio è poi, come si è appena visto, univocamente confermato dai soggetti prima citati».
ELEZIONI IMMINENTI. «Il fatto che il delitto sia avvenuto nell'imminenza delle elezioni amministrative è un dato storico indiscusso e rientrante nella nozione di fatto notorio: la tornata elettorale ha avuto effettivamente luogo due giorni dopo l'omicidio».
AUTOSTOP SOLITARIO. «Passando dal retroterra del delitto alle sue modalità esecutive, si noti che Bellini vede il Campanile la sera del 12 giugno 1975 mentre fa autostop all'inizio della strada per Cavriago. Qui i riscontri, logici ed estrinseci, sono molteplici: primo, Campanile aveva appena preannunciato al fratello Domenico l'intenzione di andare al «Redas» proprio in autostop. Secondo, questa pratica di spostamento non solo è compatibile con il fatto (pacifico) che il Campanile non avesse né auto né patente di guida, ma è anche indicata dal fratello e dalla madre come per lui abituale. Terzo, il luogo in cui Campanile viene avvistato dal Bellini è coerente con il programma di recarsi al Redas, poiché il locale è a Montecchio che, a sua volta, si trova pochi chilometri dopo Cavriago. Infine, dalle dichiarazioni di tutte le persone che lo hanno visto la sera del 12 giugno risulta evidente come il Campanile non avesse appuntamenti con nessuno, il che rende del tutto plausibile la sua presenza solitaria lungo la strada in questione».
LA PISTOLA. «Bellini utilizza per l'omicidio una pistola Walther Pkk 7,65 e, secondo tutte le perizie balistiche - sottolinea il gup - proprio quest'ultimo è il calibro dell'arma del delitto. Da notare, poi, che l'uso di due diverse armi è rimasta un'ipotesi indimostrata, così come nulla consente di escludere con certezza che l'arma fosse una Walther Pkk».
DUE COLPI SPARATI. «Bellini dichiara che a Campanile sono stati sparati due colpi, il primo alla nuca mentre era inginocchiato e il secondo al tronco quando era a terra. Evidente l'assoluta coerenza con gli accertamenti balistici, con le indagini medico-legali e con i dati obiettivi rilevati nel corso del sopralluogo. Primo, Campanile è stato in effetti ucciso da un colpo alla nuca e da un altro al petto sparatogli quando era al suolo. Secondo, le tracce di fango sui pantaloni all'altezza delle ginocchia e la traiettoria del primo proiettile, finito a pochi metri di distanza dal punto in cui è stato trovato il cadavere, dimostrano che la vittima non era in posizione eretta e aveva la testa piegata in avanti».
COLPO RAVVICINATO. «Bellini dice che il colpo alla nuca è stato esploso da distanza ravvicinata ma non a contatto con la pelle ("Non mi ricordo se proprio a bruciapelo ma quasi, penso"). Ebbene, si è visto che secondo l'autopsia lo sparo è stato esploso esattamente con tale modalità, ossia molto da vicino ma non a bruciapelo».
LA MINI MINOR. «Campanile è stato portato sul luogo del delitto con la Mini Minor del Bellini: ebbene, in primo luogo le tracce parallele di pneumatico rilevate vicino al cadavere sono palesemente riconducibili, per larghezza del battistrada e distanza reciproca, ad un'auto di piccola cilindrata; in secondo luogo, Leoni conferma che all'epoca dei fatti Bellini possedeva una Mini Minor».
IL TESTIMONE. «Bellini riferisce che fra i due colpi di pistola vi è stato un brevissimo intervallo, dovuto al passaggio materiale dell'arma fra lui e Leoni: ebbene, tra le 23 e le 23.15 del 12 giugno '75 il teste Angelo Antonio Di Raimo si trova nei pressi del luogo del delitto e sente distintamente due spari distanziati pochi secondi l'uno dall'altro (il tempo necessario, dice, per fare 4-5 passi). Il teste fornisce oltretutto una spiegazione precisa, razionale e credibile sull'orario, che tra l'altro è perfettamente compatibile sia con l'esito degli accertamenti autoptici sull'ora della morte, sia con la tempistica dei suoi spostamenti serali a Reggio».
IL CADAVERE. «Bellini non parla di spostamenti del cadavere dopo gli spari: circostanza coerente con il fatto, rivelato che sulla scena del delitto non si siano riscontrate segni di trascinamento del corpo o tracce ematiche lontano da esso».
L'ALIBI. «Dopo il delitto Bellini riporta Leoni a Reggio e lo lascia al Pink Pussycat per consentirgli di "fabbricarsi" un alibi: ebbene, fin dall'inizio Leoni dichiara agli inquirenti di aver trascorso proprio in questo locale la serata del 12 giugno (ribadendolo a distanza di anni nell'interrogatorio del 2005)».
BOSSOLO NELL'AUTO. «Bellini afferma che la mattina dopo l'omicidio ha trovato un bossolo incastrato nel paraurti anteriore dell'auto. Il riscontro, qui, è duplice e straordinariamente preciso: in primo luogo, infatti, sul luogo dell'omicidio è stato ritrovato un solo bossolo anziché, dato il numero dei colpi sparati, i due che avrebbero dovuto esserci; secondo, le tracce di pneumatico partivano a distanza di appena un metro e mezzo dal corpo esanime e l'esiguità di tale spazio rende perciò verosimile che il bossolo, espulso dall'arma al momento dello sparo, abbia avuto forza sufficiente per raggiungere il paraurti.
NESSUNA REAZIONE. «Bellini non riferisce di nessuna colluttazione con Campanile e puntualizza che quest'ultimo è stato sin dall'inizio tenuto sotto la costante minaccia di una pistola: ebbene, l'autopsia non ha riscontrato sul cadavere ecchimosi o lesioni contusive di nessun genere - conclude il gup Nerucci - e tale circostanza rafforza coerenza e razionalità del racconto del Bellini».
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