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martedì, 20 giugno 2006 |
Marina è stata molto premurosa e venerdì sera mi ha avvertito della
morte di Luigi. Purtroppo, sabato mattina ero al lavoro e
impossibilitato a venire a Reggio. Mi ha rallegrato sapere che eravate
in tanti, mi ha fatto piacere,nelle lettere di Willer e Sonia e di Elio, ritrovare sentimenti comuni.
Avevo incontrato Luigi alla stazione di Bologna forse alla fine dello
scorso anno. Un saluto rapidissimo, mentre ci affrettavamo ai taxi.
Sufficiente perché Luigi mi dicesse di essere malato.
Poi qualche telefonata, delle mail. Stava meglio, l'ultima volta che abbiamo parlato.
Elio ha descritto così bene Luigi: le sue smorfie, la sua generosità.
Io ne sono uno dei beneficiari: quando Lotta Continua mi mandò a Reggio
Emilia, era forse il 1972, prima si aprì per me la casa di Willer, poi,
assieme a Mauro Turroni, quella di Luigi e Nanda. Gli devo cene e
sigarette, lasagne alla mensa del Gramsci, denaro, la due cavalli per
andare a dormire a Castelnovo quando con Ernesto lavoravamo il fine
settimana in una pizzeria del centro di Reggio; gli devo il suo volermi
bene, la sua intelligenza acuta.
Quando tornai a Reggio, era forse il 1978, per seguire la vicenda di
Alceste per il nostro quotidiano, fu la casa di Luigi e di Marina ad
ospitarmi di nuovo.
Non ci allontanarono la politica, anche se Luigi scelse una strada che
non condivido. Ci allontanarono sessanta chilometri, gli stessi che mi
allontanano dalla gran parte di voi. Perché ogni volta che casualmente
ci siamo incontrati, sentiti al telefono, scritti, l'affetto e il
desiderio di incontrarci, di parlare a lungo, sono sempre stati
presenti. Che fortuna, queste amicizie che reggono alla prova del tempo
e, ora, anche della morte!
Beppe Ramina |