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Serigrafato in proprio (Angelo) Stampa E-mail
lunedì, 18 aprile 2005
Molti di coloro che frequentavano la sinistra parlamentare ed extraparlamentare negli anni settanta ricorderanno di aver avuto tra le mani la rivista "Renudo".
Ricordate la completa assenza di fotografie nella rivista (non si possedeva la tecnologia per realizzarle o sicuramente costava troppo), e perciò si sostituivano le foto con tanti disegni e vignette nel tentativo di costituire una alternativa anche dal punto di vista dell'immagine nei confronti della stampa di potere che aveva già la carta patinata e le foto con le donnine mezze nude.
Ricorderanno i lettori di allora come per non piegarsi alla regola che se non hai soldi e vuoi fare una rivista la devi fare tutta scritta, solo coi disegni e rigorosamente in bianco e nero, la redazione di "Renudo" ideò quella tipologia di stampa originale caratterizzata da colori che viravano gradualmente dal rosso al verde al blu  in modo quasi casuale sulla pagina interessando sia il testo che le immagini e creando un effetto assolutamente unico mai ripetuto che mi risulti da altri periodici.   
Questo generava l"effetto Renudo" che faceva in modo che anche dall'altra parte della strada tu capivi che il tipo che avevi di fronte stava leggendo proprio quella rivista perché colorate così non ce n'erano altre.
Ad Alceste e a me piaceva molto Renudo; ci trovavi sopra tante notizie che riguardavano la musica rock e in generale la musica alternativa di quegli anni. Ci trovavi facezie e satira e notizie alternative, trovavi anche ricette di cucina e persino discorsi seri, di politica quella vera, quella che su altri giornali suonava un po' noiosa e invece lì forse perché era mescolata  a tutto il resto, la tolleravi meglio, la leggevi e ti sembrava più leggera, meno aspra, meno imperativa, ti faceva sentire meno in colpa.......se non eri proprio un compagno perfetto!!

Noi (intendo Alceste, la Giovanna, Adriano ,me stesso ed altri) avevamo difficoltà a riconoscerci in quel modo di fare politica che attraversava trasversalmente tutte le organizzazioni di sinistra dal PCI al Manifesto a Servire il Popolo ad Avanguardia Operaia a Lotta Continua (non ci metto gli autonomi e le BR perché non intendo affrontare problemi di aberrazione mentale pseudopolitica) e che consisteva in quella che noi definivamo "asprezza leninista".

In questa situazione noi un po' troppo poco aspri, un po' allegroni, un po' ridanciani, così poco impegnati e poco adeguati  e poco seri agli occhi dei grigi compagni d.o.c. fummo impiegati nella "sezione culturale" di Lotta Continua: il mitico "Circolo Ottobre" nucleo di controinformazione dove la creatività non era bandita e si poteva anche suonare, cantare ed usare i colori per trasmettere i nostri ideali e la nostra voglia di vivere.

Diminuiva il numero delle estenuanti e fumose riunioni strategiche (attivi) sul futuro della classe operaia e sulla data dello scoppio della rivoluzione, Non leggevamo più le proposte dei sindacati confederali per il contratto dei metalmeccanici delle "Reggiane", e non contribuivamo a  produrre la linea sindacale alternativa comunque diversa da quella proposta dalle confederazioni scoprendo a volte di essere stati superati a sinistra dai sindacati stessi.

Noi producevamo cultura, a modo nostro immagine e visione alternativa.

Produrre manifesti in serigrafia è un'arte. Si comincia dal telaio di legno (di solito una cornice di 100X150 cm. di abete grezzo) a cui viene graffettato con una sparachiodi un telo di tessuto sintetico simile alla seta (da qui serigrafia), forse un tempo si usava davvero la seta....Questo non l'ho mai chiesto.

Tutto il procedimento da qua in poi è affascinante. Sul tessuto viene spatolata in un ambiente pressoché buio una gelatina fotosensibile che ha la caratteristica, una volta essiccata, di diventare insolubile in acqua se viene esposta alla luce per un certa durata (si parla di secondi, tutt'al più minuti).

Bisogna creare il "negativo" ossia la maschera da sovrapporre alla gelatina, le cui parti nere preserveranno la gelatina dalla luce e le cui parti trasparenti lasceranno che la luce impressioni la gelatina. Come per una banale foto a contatto in bianco e nero, solo che qua la foto era grande un metro per un metro e mezzo!! E dentro c'erano immagini e testo, ma sopratutto c'erano le nostre idee, la nostra voglia di dire la nostra verità, di creare qualcosa che potesse contrastare la pubblicità e il pensiero di regime.

Dopo l'esposizione alla luce (lampade photocrescenta philips almeno 6 attaccate ad un  lampadario inventato) espozione "a occhio" si lavava il retino sotto acqua corrente e la magia si operava: le parti che erano state coperte dalle lettere e dalle parti nere delle foto si scioglievano rendendo permeabile la seta in quei punti.

La matrice era pronta !!!

Adesso si trattava di trovare un luogo dove "tirare" i manifesti.
Siamo stati in tanti posti diversi, andava bene qualunque solaio, casa di campagna che avesse poco timore delle macchie di vernice, che non fosse troppo in vista e che avesse ampi spazi per far essiccare il prodotto e possibilmente tante finestre (i colori alla nitro fanno veramente male e ci vuole aria fresca !!).

La suggestione continua.... I manifesti si tiravano di notte e venivano affissi la notte stessa o al massimo la notte dopo.
La sito più bello dove tiravamo i manifesti e forse quello che abbiamo usato di più era la casa di campagna di Willer che veniva usata raramente e solo in estate per cui pareva quasi abbandonata. Stavamo in solaio, ma prima di iniziare il lavoro si attraversava l'ingresso al primo piano e si salivano le scale che portavano alle camere da letto e poi al solaio e ricordo perfettamente la sensazione indescrivibile che provavo ogni volta che vedevo i mobili e i letti ricoperti dai teli in plastica; tutti gli infissi chiusi; l'odore che c'è nelle case chiuse da tempo; le ragnatele; le centinaia di mosche morte sui mobili e sul pavimento e il silenzio totale intorno. Non era una grossa infrazione della legge tirare manifesti, semmai il problema poteva essere quello di venire beccati durante l'affissione degli stessi, eppure il tutto contribuiva a farci sentire carbonari, nobili cospiratori.  Tutti noi penso provassimo questa sensazione, ma non ne ho mai parlato con nessuno.

Il lavoro coinvolgeva molti compagni, c'era chi fisicamente stendeva il colore e tirava con la spatola sul telo di seta, c'era chi preparava i fogli bianchi per la tiratura, chi toglieva il manifesto ancora bagnato da sotto il retino e lo andava a stendere e chi impacchettava quelli già asciutti per l'affissione.

I colori che usavamo di più erano, neanche a dirlo, il rosso e il nero. Ricordo di un'occasione in cui nel bel mezzo della tiratura finirono entrambi i nostri colori usuali e non è che alle due di notte ci siano tanti colorifici aperti.

Trovammo due o tre barattoli di colori "poco di sinistra" uno era verde, uno giallo e l'altro blu.
Che fare? Ad un tratto Alceste disse rompendo il silenzio generale:"Mettiamo in un angolo un po' di giallo , in mezzo il verde e nell'altro angolo il blu ...cazzo se lo fa Renudo lo possiamo fare anche noi.

Possiedo ancora qualche brandello di pellicola fotomeccanica con le foto che usammo per alcuni lavori, ma mi rammarico di non avere tenuto almeno una copia di tutti i manifesti che abbiamo prodotto, ma soprattutto di quelli stile Renudo prodotti quella notte.

Angelo
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