spacer
spacer

Alceste Campanile
Per ricordarti

spacer
header
Menu generale
Home
Lettere mai spedite
Il testo di invito
Documenti recenti
Documenti dell'epoca
Immagini
Commenti
Registrati
Links
Cerca
 
Home arrow Lettere mai spedite arrow Trovare parole da dire ...

Trovare parole da dire ... Stampa E-mail
venerdì, 09 marzo 2007
Trovare parole da dire o da mettere su carta dopo 32 anni è difficile.
Ho pensato che fosse una richiesta assurda, quasi una violazione di un affetto, di un ricordo privato, ho pensato a una forzatura che torna a rendere attuale, dolorosa una mancanza, un lutto che aveva trovato nel tempo un suo posto tranquillo e nascosto.
Ho pensato anche di non avere niente da dire, da aggiungere. Tanti ne sanno più di me, tanti hanno avuto un posto più importante del mio nella vita di Alceste.
Per alcuni giorni non è affiorato nessun ricordo particolare, solo qualche aggettivo: solare, allegro, scanzonato, ironico, entusiasta, sfuggente, mobile, libero.
E qualche immagine: il suo sorriso e in particolare gli occhi e quello sguardo strano, ambiguo, apparentemente profondo e inquietante che forse solo chi è molto miope sa comprendere senza dargli strani significati perché sa che è solo un tentativo di cercare di riconoscere, di mettere a fuoco le persone che incontri, sa che a volte esprime solo un punto interrogativo e non un sentimento, un'emozione.
Poi è arrivato qualche ricordo più strutturato, ma non ordinato, atemporale.
Alceste bambino, nemico/amico di bicicletta, capo dell'altra banda di quartiere. Avevamo persino i distintivi di panno, ricamati dalle nonne, che portavamo sulle magliette per distinguerci, ma non ricordo più il nome né della mia banda né della sua. Ricordo che lui voleva fortemente vincere le gare e se ne gloriava. Il quartiere della stazione era il nostro mondo, c'erano vecchie case disabitate dove ci si dava appuntamento per la sfida del giorno, c'erano le partite di pallacanestro in cortile, dove il canestro era scelto a caso fra noi, e il caso portava sempre alla stessa persona, un ragazzo troppo buono che si prestava a fare il canestro umano, in piedi su un muretto, con le braccia a formare un cerchio, vittima di tutte le pallonate prodotte dalla nostra cattiveria di bambini.
Alceste era un protagonista, già da bambino, nei giochi di cortile, tutto si poteva dire di lui ma non che fosse un gregario o un partecipante passivo, ma già da allora mancava di costanza, c'era e non c'era, per lunghi periodi non si faceva vedere, poi tornava ed era come se ci fosse sempre stato, emergeva nonostante la discontinuità.

Anche al liceo c'era e non c'era. Si è fatto bocciare due volte credo per l'unica ragione che veniva a scuola quando e se ne aveva voglia, se non aveva altro di più importante da fare.
Lo ricordo "clandestino" in gita scolastica tre giorni in Liguria. Clandestino perché non era più in classe con noi e non avrebbe potuto partecipare. La più bella gita scolastica che ricordo. Lo abbiamo nascosto per tre giorni, in pullman, in albergo, nelle escursioni, lo abbiamo nutrito rubando il mangiare in tavola e portandoglielo in camera, convinti lui e noi di averla fatta franca. Ha suonato, cantato, riso, bevuto per tre giorni, sempre invisibile.
Penso che anche i prof non si siano mai divertiti così tanto stando al nostro gioco e facendo finta di niente.
 
Alceste e Antonio con la chitarra che arrivavano quando meno te li aspettavi nella casa di campagna dei miei genitori e improvvisavano veri e propri spettacoli non solo per noi ma anche per mio padre e i suoi amici.
Alceste, uno dei preferiti da mio padre, medico borghese e colto, un po' infastidito dai nostri eskimo e blue jeans e ribellismi vari, ma assolutamente incantato, partecipe e divertito quando da qualcuno di noi usciva intelligenza, curiosità, fantasia, entusiasmo per la vita.

Alceste amico di infanzia e di adolescenza, ma non compagno di scelte politiche.
Non ho mai voluto leggere molto delle interminabili indagini sul suo assassinio, non ho mai volutamente approfondito le piste di tanti colori.
Altri hanno saputo, hanno interpretato, diranno.
Anche quando, nel breve corso di un'estate, da ragazzotto di piazza e di destra che non comprendevo più, si è trasformato in militante di Lotta Continua, non mi sono fatta tante domande né mi sono stupita più di tanto, perché per me Alceste era altro, era incasellabile.

Ricordo in modo netto il suo funerale, il dolore e il senso di estraneità totale che ho provato nei confronti dei tanti che in modi diversi volevano già possedere una verità assoluta e trasformarlo chi in eroe, chi in vittima sacrificale, chi in traditore, mettere un'etichetta.
Bisognava schierarsi in quei tempi, sempre, subito.
Io non so, non ho mai saputo schierarmi o prendere posizione sulla sua morte.
Per me era solo morto Alceste, un amico, un ragazzo.

Letizia Valli
spacer
Questo sito è amministrato tecnicamente da Willer Barbieri; per contattarlo scrivi a alceste_adm@b-com.it
E' ospitato dai server di B-Com e realizzato con Mambo, un software libero, rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
spacer